The Goon Sax

We're Not Talking

2018 (Wichita/PIAS) | indie-pop, rock

Formula che vince non si cambia. Dev'essere questo il motto che ha accompagnato nel corso degli ultimi due anni e mezzo la vita artistica di Louis Forster, James Harrison e Riley Jones, per tutti semplicemente The Goon Sax, e il conseguente risultato è un secondo album che, pur non raggiungendo i picchi melodici e stilistici toccati da quel diamante grezzo che era “Up To Anything” (sarebbe stato un altro mezzo miracolo, in effetti), ne segue più che volentieri la scia. Riecco allora l'impasto di indie-pop e folk-rock, i riff di chitarra accompagnati dalle voci stralunate, l'ambientazione lo-fi che si abbina così bene a quel modo di fare le cose senza pensarci, fieramente naif, che il giovane trio australiano ha fatto suo fin dalla prima ora.

Tanto per cominciare, allora, appare piuttosto evidente come i Nostri se la cavino meglio quando i giri aumentano e gli sproloqui di Harrison trovano una base solida sulla quale poggiare. È così in “She Knows”, tanto irrequieta quanto ispirata e melodicamente ineccepibile (anche negli arrangiamenti), e nel post-punk addolcito dalle calde acque oceaniche di A Few Times Too Many, senza dubbio i migliori estratti dal lavoro. 
Il midtempo ciondolante di “Make Time 4 Love” fa riappacificare con l'universo adolescenziale trascritto con colori pastello dai Goon Sax, un universo popolato di giovani fidanzate, labili promesse, gite in giornata, stanze chiuse a chiave e sostanziali lieti fine messi in evidenza dall'accompagnamento discreto dei violini. La parabola agrodolce di “Love Lost” non ne è che una naturale prosecuzione. Più audace, forse, ma anche meno convincente è il tentativo di “Sleep EZ” di mettere d'accordo l'indie-pop dei Pastels (altro riferimento importante) e il piglio rock degli Rem; del tutto a fuoco non è nemmeno Get Outv, al netto dell'entusiasmo iniettato dai tre.

Ciò non significa però che manchi del tutto qualche novità forse non sostanziale, ma comunque indicativa della direzione che il trio di Brisbane sta intraprendendo. Rispetto al debutto si nota soprattutto un utilizzo più diffuso e indipendente della voce femminile di Riley Jones, sempre più slegata rispetto alla controparte maschile. La staffetta di “Losing Myself” si dipana su di un'inedita base sintetica e rinverdisce il paragone mai troppo fuori luogo con i Galaxie 500, che si rinnova con “Til The End”. Ben più aggraziata è la ballata acustica “Strange Light”, quieto spartiacque che si materializza a metà della scaletta. “Somewhere In Between” e “Now You Pretend”, intonati da Harrison con i soli rintocchi di un pianoforte, interrompono la trama con un lirismo obliquo e sostanzialmente improvvisato.

The Goon Sax sono questi, prendere o lasciare: la loro schiettezza è una presa di posizione, così come il rifiuto di pigliare le cose troppo sul serio è anche un rifiuto verso l'età adulta. Finché si potranno permettere tutto questo, non potremo avere nulla da eccepire.

(23/10/2018)

  • Tracklist
  1. Make Time 4 Love
  2. Love Lost
  3. She Knows
  4. Losing Myself
  5. Somewhere In Between
  6. Strange Light
  7. Sleep EZ
  8. We Can't Win
  9. A Few Times Too Many
  10. Now You Pretend
  11. Get Out
  12. Til The End




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