The Men

Drift

2018 (Sacred Bones) | garage-rock, alt-country, psych

Siamo a quota sette album, in dieci anni di attività portati orgogliosamente avanti da una band che stupisce non soltanto per prolificità, ma ancor più per l’innata capacità di cambiar pelle e stile, spostandosi con assoluta naturalezza dai violenti assalti post-hardcore degli esordi ai più rassicuranti sentieri southern-rock di alcuni lavori più recenti, salvo ogni tanto compiere audaci retromarce, come avvenuto nel 2016 in occasione dell’incandescente e iper-distorto “Devil Music”. Se c’è una cosa che la band newyorkese non vorrebbe mai, è fare la fine dei Wilco, da molti considerati fautori di un rock perfetto per i "padri di famiglia": Perro, Chiericozzi e compagnia hanno invece sempre spinto con forza sul pedale dell’imprevedibilità, che oggi consente loro di realizzare l’ennesimo album di spessore.

La nervosa andatura garage di “Maybe I’m Crazy”, l’avvolgente eleganza – a tratti pinkfloydiana - di “When I Held You In My Arms”, il sax driven psych-rock di “Secret Light”, che sembra la cronaca di un inseguimento notturno per la vie di Manhattan, il trip in odore di Spaceman 3/ Spiritualized “Final Prayer”, sono tante sfaccettature di un prisma che cattura colori e li assembla in nuove combinazioni. Anche se quel che ascoltiamo nei solchi di “Drift” è il veloce compendio trans-stilistico di strade già battute finora dalla band americana, ivi compreso il ripasso delle radici country-folk, che stavolta caratterizzano la sezione centrale (“Rose On Top Of The World”, “So High”) e conclusiva (“Come To Me”) dell’album.

Le derive post-hardcore resistono nella portentosa “Killed Someone” - costruita sulla potenza di chitarroni mai domi - che, assieme al successivo bozzetto acustico “Sleep”, forma l’eloquente concretizzazione delle due facce del suono firmato The Men, intersecate ad arte per concepire soluzioni che possano risultare tanto omogenee quanto trasversali. “Drift” si pone come un lavoro sofisticato e pulito, che aggiunge un’altra tesserina al puzzle, confermando un eclettismo con pochi eguali al mondo, e un’abilità nel mutare registro, persino all’interno di uno stesso album, che non inficia mai l’unitarietà formale. Peccato continuino a restare un progetto tanto di nicchia, di cui continueranno a beneficiare soltanto pochi curiosi.

(07/03/2018)

  • Tracklist
  1. Maybe I’m Crazy
  2. When I Held You In My Arms
  3. Secret Light
  4. Rose On Top Of The World
  5. So High
  6. Killed Someone
  7. Sleep
  8. Final Prayer
  9. Come To Me
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