The Mostar Diving Club

Here Comes Joy

2018 (BMG) | folk-pop, songwriter

Una vecchia moto da corsa, uno scafandro da sub, l’insegna di un hotel, una macchina d’epoca: quattro soggetti, quattro copertine disegnate da Damian Katkhuda per gli album dei Mostar Diving Club, immagini stilisticamente molto simili al punto da poter confondere anche il più attento tra i fan del musicista.
A un contesto estetico apparentemente immutabile, corrisponde una musica anch’essa apparentemente immutabile, un repertorio di 44 canzoni che sono tanti tasselli intercambiabili di un puzzle scomposto, dove gli unici elementi di distinzione sono la qualità della scrittura e l’autenticità emotiva.

Il rinnovarsi della seduzione della musica dei The Mostar Diving Club non passa attraverso rivoluzioni semantiche, strutturali o stilistiche: con poche note di piano e chitarra acustica, e un’attitudine malinconica orchestrata con arpeggi e drappeggi sonori tanto semplici quanto suggestivi, Damian Katkhuda ancora una volta offre un lampo di luce nel grigiore quotidiano della solitudine.
“Here Comes Joy” ritorna con lo stesso candore nel giardino dell’eden, dove Nick Drake si raccoglieva a scrivere canzoni forse più tristi ma egualmente poetiche (“Run To The River”), o Mark Everett ancor si riposa tra un attimo di dolore e un briciolo di sfuggente felicità (“Everything Is Beautiful”).

Michael Moore è l’unico sopravvissuto di quell’ensemble che sembrava avesse trovato stabilità nel precedente “Horizontal Hotel”, anche se spetta al nuovo arrivato Josh Rose, far sentire la sua presenza nel singolo “Sparks”, corroborando con batteria e percussioni le romantiche sonorità pastorali, che scivolano su toccanti note di violino. Con un tocco da perfetto chansonnier, Damian con fisarmonica, campanelli e tamburello trasforma la nostalgia in un sussurro (“Lovely Bones”), si trastulla con la folktronica abbracciando il mondo delle fiabe (“Learning To Swim”), per poi restare prigioniero della solitudine (“Nobody Remained”).

Tra filastrocche per l’infanzia (“Busy Doing Nothing”) e ninnananne che sembrano suonate da un vecchio carillon (“Lost At Sea”), il musicista si muove con genuina ispirazione, nonostante il divorzio creativo dal  fido produttore Will Worsley: un evento che non sembra aver intaccato la qualità della scrittura, al punto da donare a “Here Comes Joy” il fascino dell’opera prima, anche grazie ad alcune canzoni dall’ampio e schietto respiro melodico (“Leave Me To Fly”), che a tratti sfiorano la perfezione (“If You Love Her”).

(18/10/2018)



  • Tracklist
  1. Sparks
  2. Lovely Bones 
  3. Leave Me To Fly 
  4. Everything |Is Beautiful 
  5. Busy Doing Nothing 
  6. Nobody Remained 
  7. Lost At Sea
  8. Learning To Swim 
  9. If You Love Her 
  10. Run To The River 






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