Thought Gang

Thought Gang

2018 (Sacred Bones) | dark-jazz, experimental

Così come i film di David Lynch non sono propriamente considerabili horror, benché tendano a evocare scenari e situazioni di inquietante surrealismo, lo stesso discorso potrebbe valere per il suo progetto musicale “perduto”, concepito e realizzato assieme al comprimario Angelo Badalamenti. Le incisioni a quattro mani firmate Thought Gang risalgono a circa venticinque anni fa, lo stesso lasso di tempo che separava Laura Palmer e l’agente Dale Cooper dal loro reincontro nella terza stagione di “Twin Peaks”, andata in onda nel 2017.

Ospitata dalla stessa Sacred Bones che negli ultimi tempi ha messo le mani su quasi tutte le edizioni legate all’universo lynchiano, l’autodefinita “modern music” dei due compagni di ventura cinematografica assume soltanto in casi isolati le sembianze di un incubo a occhi aperti, come nelle raggelanti suite finali in free form “Frank 2000” e “Summer Night Noise”: assai più spesso l’impronta sonora è la stessa delle fumose ballate dark-jazz della succitata serie tv, ma con elementi estranei e deviazioni che quasi inconsciamente ci destabilizzano, generando contrasti percettivi che impediscono di stare comodi sulla poltrona. Il missaggio e il sequencing, non a caso, si avvalgono anche del fido Dean Hurley, autore delle opprimenti tracce atmosferiche di quello stesso periodo.

Al rumorismo industriale di “Stalin Revisited” segue immediatamente un esagitato be-bop disturbato dalle note di una tastiera inafferrabile e fluttuanti scariche elettriche che attraversano i canali stereo. Da subito è lo stesso Badalamenti a prendere posto al centro della scena, prestando la propria voce variamente filtrata a narrazioni dal tono tipicamente grottesco, a volte sfiorando l’ebbro cianciare del Tom Waits di una volta. Pare che Lynch si sia divertito in maniera smodata nel vedere il collega sproloquiare senza freni nel microfono, al punto da provocargli un’ernia fulminante.
Modificazioni elettroniche e sovraincisioni allucinate attribuiscono un primigenio sapore di plunderphonics al caotico substrato delle tracce, tra groove ipnotici e stomp ossessivi alla Naked City (“One Dog Bark”, “A Meaningless Conversation”) e palpitanti crossover tra dub e hip-hop (“A Real Indication”, “Frank 2000 Prelude”), sino ai più scomposti mashup (“Jack Paints It Red”, “Multi-Tempo Wind Boogie”). Con meno di due minuti di durata, “The Black Dog Runs At Night” si candida a diventare la misteriosa frase che vi perseguiterà più a lungo, accompagnata dall’incedere strascicato di un basso elettrico leggermente fuori tono.

Pubblicazione realmente occulta e predestinata allo status di oggetto del desiderio per qualunque fanatico del microcosmo Lynch, “Thought Gang” si mantiene nel medesimo inimitabile equilibrio tra estetica kitsch e sapiente sound design che in così larga misura ha contribuito a rendere la filmografia dell’artista americano un’alterità sui generis, al contempo fascinosa e repulsiva. Valutate voi, comunque, se tenere almeno una luce accesa in via cautelativa.

(06/11/2018)

  • Tracklist
  1. Stalin Revisited
  2. Logic And Common Sense
  3. One Dog Bark
  4. Woodcutters From Fiery Ships
  5. A Real Indication
  6. Jack Paints It Red
  7. A Meaningless Conversation
  8. Frank 2000 Prelude
  9. Multi-Tempo Wind Boogie
  10. The Black Dog Runs At Night
  11. Frank 2000
  12. Summer Night Noise


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