Tom Morello

The Atlas Underground

2018 (Mom And Pop) | crossover, edm

Dopo anni di chitarra e militanza con Rage Against The Machine, Audioslave e – più di recente – Prophets Of Rage, lasciato da parte lo pseudonimo The Nightwatchman (utilizzato per un progetto a forti tinte folk che ha finora fruttato tre album), Tom Morello approda al primo lavoro firmato a suo nome, battendo sul tempo (fa sorridere la cosa) l’ex-compagno Zack De La Rocha, fermo al palo da un’eternità. “The Atlas Underground” è un disco a tutto dancefloor, profondamente Edm sin dalle prime battute di “Battle Sirens” (ma l’incipit è funk-rock à-la RHCP), condivise con il duo electro australiano Knife Party, brano già edito come singolo nel 2016.

I territori storicamente RATM vengono battuti in “Rabbit’s Revenge”, esplosione di suoni realizzata con i featuring del dj Bassnectar e dei rapper Big Boi (metà degli Outkast) e Killer Mike dei Run The Jewels, ed è guitar-rock l’afflato di “Vigilante Nocturno” (con Carl Restivo). Ma il crossover architettato da Morello è orientato con decisone anche verso la contemporaneità hip-hop, grazie a una sfilata di rapper talvolta indistinguibili fra loro, quali Vic Mensa in “We Don’t Need You” o la coppia GZA/RZA del collettivo Wu-Tang Clan, chiamati a nobilitare la conclusiva “Lead Poisoning”. Fra i nomi più coccolati dal mondo indie risulta telefonata la prestazione dei Portugal. The Man in “Every Step That I Take”. Va meglio quando intervengono un Marcus Mumford, che in “Find Another Way” porta una piacevole discontinuità vocale, dal taglio emozionale, o un Gary Clark Jr., protagonista in “Where It’s At Ain’t What It Is”, potenziata ad arte da inserti electro.

Steve Aoki e Tim McCllrath dei Rise Against conferiscono a “How Long” una decisiva spinta che ne fa un pezzo posizionabile all’esatta intersezione fra alt-rock e afterhour ibizenchi, “One Nation” è uno strumentale realizzato con Pretty Lights, una nomination ai Grammy per lui nel 2014 nella categoria “Best Dance/Electronica Album”.
Ma il buon vecchio Tom ha pensato proprio a tutto, ed ecco puntuali un paio di contributi femminili: K.Flay addolcisce “Lucky One”, la più incazzata Leikeli47 rilancia i fasti dei RATM in “Roadrunner”.

In “The Atlas Underground” Morello replica a suo modo quel che Santana fece in “Supernatural” e “Shaman”, ma evitando qualsiasi ruolo da primadonna, lasciando grande spazio a ciascun ospite. Ne esce un progetto contemporaneo nei suoni, che trasuda condivisione, e al contempo conferma quanto il rock abbia bisogno, per sopravvivere e restare credibile, di mettersi al servizio di musiche "altre", o accoglierle a sé. La materializzazione di un messaggio importante, che qui a tratti supera la qualità artistica del prodotto.

(03/11/2018)

  • Tracklist
  1. Battle Sirens (feat. Knife Party)
  2. Rabbit’s Revenge (feat. Bassnectar, Big Boi e Killer Mike)
  3. Every Step That I Take (feat. Portugal. The Man e Whethan)
  4. We Don’t Need You (feat. Vic Mensa)
  5. Find Another Way (feat. Marcus Mumford)
  6. How Long (feat. Steve Aoki e Tim Mcllrath)
  7. Lucky One (feat. K.Flay)
  8. One Nation (feat. Pretty Light)
  9. Vigilante Nocturno (feat. Carl Restivo)
  10. Where It’s At Ain’t What It Is (feat. Gary Clark Jr. e Nico Stadi)
  11. Roadrunner (feat. Leikeli47)
  12. Lead Poisoning (feat. Gza, RZA e Herobust)
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