Trembling Bells

Dungeness

2018 (Tin Angel) | folk-rock

Ennesima prova di autarchia creativa, “Dungeness” è il settimo album in studio degli scozzesi Trembling Bells - autentici outsider della scena folk, nonché abili narratori di archetipi culturali radicati prepotentemente nella tradizione. Alex Neilson, Lavinia Blackwell, Mike Hasting, Simon Shaw (ex-Lucky Luke) e Alasdair C. Mitchell sono i membri dell’attuale nucleo della formazione, intorno al quale gravitano amici e ospiti occasionali, che di fatto hanno trasformato la band nel più articolato e ricco ensemble folk della scena contemporanea. Spesso accusati di indugiare in una visione creativa oramai desueta e anacronistica, i Trembling Bells non hanno nulla in comune con il fenomeno del folk revival, né mostrano interesse per quella semplificazione che, infarcita di filosofie post-moderne, spaccia l’approssimazione neo-folk per nuove forme d’arte. 

Avevamo già preannunciato che il misticismo malinconico di “Wide Majestic Aire”, preludeva a un susseguente ritorno alle più rivoluzionarie attitudini degli esordi, ma quello che “Dungeness” offre è una delle pagine più corrosive e seducenti della carriera del gruppo. L’incastro tra acid-folk, jazz-rock, kraut, psichedelia e prog, sperimentato felicemente in “The Sovereign Self”, torna a essere protagonista, questa volta però tutto suona più diretto, più viscerale, vibrante. Progressioni armoniche complesse, accordi ardimentosi, sonorità discordanti affidate a strumenti acustici apparentemente innocui, riff avvolgenti, ritmi a volte disordinati, liriche ossessive e un’inattesa sferzata rock, affidata a sonorità chitarristiche taglienti, fanno di “Dungeness” l’album più incisivo del gruppo scozzese.

Hanno imparato ad alzare la voce, i Trembling Bells, ma lo hanno fatto secondo le proprie regole, ovvero senza rinunciare né alla verbosità lirica frutto della passione di Alex Neilson per Bob Dylan, né alle bizzarrie freak-folk che hanno sempre tenuto lontano il grande pubblico. Non andate in cerca di paesaggi incantati, di sonorità concilianti e bucoliche, sono sesso e morte i veri protagonisti di queste dieci stravaganti ballate. E’ alfine un viaggio in territori oscuri e selvaggi, quello che la band compie a suon di innovative creazioni folk-doom, il cui fascino attirerà più i fan di Chelsea Wolfe o Richard Dawson che i seguaci di Laura Marling o Julie Byrne.

Trasfigurazione e scarnificazione: questo è il linguaggio con il quale i Trembling Bells approcciano le molteplici sfumature di “Dungeness”, tra reminescenze progressive (“Rebecca, Dressed As A Waterfall”), sanguinanti fluidi gothic (“Devil In Dungeness”), slanci heavy-metal (“The Prophet”), folk apocalittici dai tratti psichedelici (“Knockin' On The Coffin”) e licenziose ballate popolari su sesso e religione orchestrate alla maniera dei Fairport Convention (“I'm Coming”). La voce, quasi da mezzo soprano, di Lavinia Blackwall continua a sorprendere per potenza e versatilità, sottolineando prima con selvaggio ardore le taglienti commistioni di acid-folk e ritmi ossessivi di “Death Knocked At My Door”, poi con poetica profondità le più tipiche trame folk-rock di “Christ's Entry Into Govan”.

Lo scarso riscontro di pubblico non ha intaccato la qualità della produzione della band scozzese, il folk dissoluto e a tratti criptico dei Trembling Bells è costantemente baciato dall’ispirazione. Non è un caso che la band abbia collaborato con personaggi dall’ascetico profilo artistico (Will Oldham, Mike Heron e Shirley Collins). Questo però è solo uno degli aspetti che dovrebbe stimolare la vostra attenzione: l’altro, il più importante, risiede nella viscerale bellezza dell’album liricamente più oscuro e musicalmente più giocoso della band scozzese.

(20/04/2018)



  • Tracklist
  1. Big Nothing
  2. Knockin' On The Coffin
  3. My Father Was A Collapsing Star
  4. Death Knocked At My Door 
  5. Christ's Entry Into Govan
  6. The Prophet 
  7. Devil In Dungeness 
  8. This Is How The World Will End 
  9. I'm Coming 
  10. Rebecca, Dressed As A Waterfall




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