Tunng

Songs You Make At Night

2018 (Full Time Hobby) | folktronica

Con l’album del 2013 “Turbines”, l’ingegnosa e caleidoscopica mistura di folk ed elettronica dei Tunng sembrava essersi arenata su lande tanto gradevoli quanto superflue. La fresca eccentricità di album come “Comments Of The Inner Chorus” e “Good Arrows” si era trasformata in un moderno folk pastorale, lasciando decantare gli elementi più bizzarri, in favore di un’innocua genuinità.
Quanto il progetto LUMP, condiviso da Mike Lindsay con Laura Marling, sia stato propedeutico a questo ritorno in pompa magna dei Tunng non è dato saperlo. Unica certezza è che le muse si sono riaffacciate nel mondo del gruppo inglese, ed è tempo di una nuova fase creativa per Lindsay e il ritrovato compagno di ventura Sam Genders.

Con “Songs You Make At Night” non solo i due musicisti riportano in vita la formula Tunng, ma addirittura ricostruiscono la line-up che dal 2006 al 2007 accompagnò la stagione creativa più rilevante della band.
L’intrinseca bellezza delle nuove canzoni è figlia di una rigenerazione interiore, c’è un’urgenza poetica che riesce a fare a meno di alcuni eccessi del recente passato, il linguaggio sonoro è infatti fluido e non antitetico: acustico, elettrico ed elettronico sono un unico paradigma, da qui nasce la materia organica flessibile e iperrealista del sesto album del gruppo inglese.

Che i Tunng inseguissero la chimera del pop è un dato inconfutabile, ma con “Songs You Make At Night” la band ha imparato a gestire le pause del ritmo e la fragilità dei refrain, creando armonie ipnotiche dal fascino ancestrale e onirico (“Dream In”).
Melodia e cura degli arrangiamenti procedono in sincrono, senza mai dimenticare l’essenza primaria di una buona canzone pop: un ritornello contagioso che non diventi mai troppo familiare al punto da annoiare.
Il gioco è in parte più facile quando è il ritmo a reggere le fila, il motivetto sibillino di “Abop” e il fascino retrò dell’elettro-pop di “Dark Heart” sono esemplari per il pregevole equilibrio tra semplicità e buon gusto.
Ma è nella preziosa sintesi di “Sleepwalking” che i Tunng raggiungono la perfezione: il refrain cresce fino a diventare magnetico, il fender rhodes tratteggia l’estatico insieme di ritmi, suoni acquatici e voci avvolgono il tutto, trasformando il ritmo in un mantra irresistibile.

“Songs You Make At Night” è un inatteso ritorno alla forma, le canzoni sono baciate da una genuina e imperitura bellezza (“Crow”), da un amore per il dettaglio che invita al riascolto (“Battlefront”) e da una ritrovata capacità narrativa che modernizza la figura del troubadour (“Evaporate”).
Il surrealismo dei testi è il fil rouge intorno al quale le canzoni si snodano con un’intelligente associazione di elementi antitetici (teschi, arcobaleni, dialoghi di un’attrice porno, sampler di film famosi), esso alimenta anche le pagine più moderatamente psichedeliche: la maliziosa cantilena di “Flatland”, il magico incontro tra evanescenza e realtà di “Nobody Here”, la pericolosa seduzione dell’impalpabile “Like Water”.

I Tunng hanno riscoperto il legame tra la musica e la notte: è dal solitario vagabondare dei tiratardi o dei viaggiatori notturni che sono nate le melodie più memorabili della musica pop-rock, è dall’oscurità e dalle nefandezze passionali consumate al buio che scrittori, musicisti e poeti hanno carpito gioie e dolori del vivere.
Ma quello che vi sorprenderà ancor di più è poter assaporare la magia surreale di “Songs You Make At Night” quando scorgerete il mattutino crepuscolo.

(02/09/2018)



  • Tracklist
  1. Dream In
  2. Abop
  3. Sleepwalking
  4. Crow
  5. Dark Heart
  6. Battlefront
  7. Flatland
  8. Nobody Here
  9. Evaporate
  10. Like Water
  11. Dream Out






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