U.S. Girls

In A Poem Unlimited

2018 (4AD) | art pop

Quando una decina di anni fa Meghan Remy muoveva i suoi primi passi da musicista, armata soltanto di un microfono e di un quattro tracce, immaginare un disco come “In A Poem Unlimited” era roba da chiromanti. Il passaggio da quegli scheletrici lavori di sampling a canzoni pop fatte e finite come quelle che sentiamo qui è stato graduale, così come lo è stata la crescita della Remy come frontwoman. Insomma, di acqua sotto i ponti ne è passata: ben sei dischi, il passaggio a 4AD risalente a tre anni fa e un tour a braccetto con Iggy Pop – per la promozione di “Post Pop Depression”. Tuttavia, un lavoro così sfacciatamente pop, che fa di cura ed elaborazione la propria forza, era impredicibile anche nel 2015 di “Half Free”, certamente un disco di canzoni ma ancora mosso da un forte animo indie - talvolta anche lo-fi.

Merito anche della produzione perfezionista di casa 4AD e di strumentisti eccezionali e up to date – i fiati e le chitarre sono letteralmente irresistibili il suono di “In A Poem Unlimited” è dannatamente moderno. Sbirciando tra i nove brani della tracklist – i restanti due sono brevi registrazioni vocali – emerge però lo studio approfondito del miglior pop di tutte le epoche cui la Remy deve essersi dedicata a lungo. I groove onnipresenti e le chitarre più funk si rivolgono con disinvoltura a titani black come Isaac Hayes e Curtis Mayfield, mentre i synth, indiscutibile motore del disco, spaziano dai Blondie (“M.A.H.”) agli Abba (“L-Over”), senza dimenticare robe più nuove e notturne come i Chromatics e Robyn (“Poem”).

La cantautrice di Chicago si muove agevolmente non soltanto tra tanti stili e influenze, ma anche a diverse velocità. Le apripista “Velvet For Sale” e “Rage For Plastics” settano il tempo alla velocità del pop da classifica anni 80. “L-Over” lo abbassa radicalmente, mentre “Pearly Gates” lo stabilizza su un ritmetto hip-hop che fa venire in mente gli Outkast. La scatenata “Incidental Boogie”, invece, trova invece il suo propellente in un battito addirittura industrial – è l’unico momento in qualche modo vicino al rumoroso “Go Grey” del 2010. Piuttosto sostenuta anche la conclusiva “Time”, che culmina in un rovente duello tra chitarra e sax al ritmo di un basso funk ringhiante e insistente.

Quello che da dieci anni ad oggi proprio non è cambiato è l’approccio viscerale con cui Meghan Remy affronta questioni sociali e politiche. In “In A Poem Unlimited” è difatti centrale la tematica del sempre crescente numero di uomini al potere, della maniera in cui molti di essi ne abusano, con un particolare occhio di riguardo per quando la cosa accade ai danni di donne. Tutto ciò viene a galla così intensamente, sin dalla splendide lacrime blu della copertina, da apparire lontanissimo dal dilagante femminismo modaiolo dei vari hashtag hollywoodiani.

E' un vestito completamente nuovo, quello che la performer originaria di Chicago ha deciso di indossare per la sua uscita numero sette, è molto più appariscente dei suoi soliti – e infatti si sta facendo notare ben oltre i circoletti che già frequentava – ma le sta fottutamente bene.

(16/03/2018)

  • Tracklist
  1. Velvet For Sale 
  2. Rage Of Plastics 
  3. M.A.H. 
  4. Why Do I Lose My Voice When I Have Something to Say 
  5. Rosebud 
  6. Incidental Boogie 
  7. L-Over 
  8. Pearly Gates 
  9. Poem 
  10. Traviata 
  11. Time 


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