Mika Vainio + Ryoji Ikeda + Alva Noto

Live 2002

2018 (NOTON) | glitch, minimal-techno

“FOR MIKA”: questa l’unica deviazione dal totale distacco con il quale, normalmente, (raster-)NOTON ha sempre presentato i prodotti del suo catalogo: lo schermo apparente di un’ars electronica disumanizzata e iper-estetizzante ha lasciato trasparire un tratto – un glitch – di nostalgia.
Meno di un anno fa Mika Vainio ci lasciava prematuramente, pur avendoci già consegnato un lascito inestimabile nelle sperimentazioni di fine secolo e oltre: il collega e amico Carsten Nicolai, alias Alva Noto, ha voluto omaggiarlo pubblicando un live inedito, datato al 23 settembre 2002 e co-firmato dai due assieme al visual/sound artist giapponese Ryoji Ikeda.

Quali considerazioni possiamo fare in merito? È senz’altro lecito chiedersi il motivo per cui un’incisione di questa importanza sia rimasta nell’ombra sino a ora: non si ricorda in assoluto un altro album che documenti un dialogo fra i tre massimi esponenti (senza troppe discussioni) di quel crinale tra minimal-techno, noise e Idm digitale che proprio in quel periodo cominciava a dare i suoi frutti più compiuti e totalizzanti – tra 2001 e 2005 la serie ‘Trans’ di Alva Noto, nel 2004 il magnum opus dei Pan Sonic, “Kesto (234.48:4)”.
Abbiamo, insomma, l’Olimpo dell’estetica glitch in senso proprio nel suo periodo di massimo splendore: non proprio un avanzo d’archivio, ma riesce ugualmente difficile pensare a intenti speculativi nel caso di un’etichetta così curata e intransigente; c’è un tempo per ogni cosa, e la scomparsa di Vainio ha portato tutti, collaboratori ed estimatori, a guardare indietro a una parabola artistica (sia individuale che collettiva) massimamente influente per l’elettronica contemporanea. In virtù di questo, l’hic et nunc di “Live 2002” appare tutt’altro che pretestuoso.

Gli undici “Movements” di questa performance sono dunque celebrazione e sintesi di tre visioni musicali non comuni e ognuna, a suo modo, unica: la metodica e maniacale complessità dei pattern di Noto, i viscerali fragori post-industriali di Vainio, il riduzionismo estremo di Ikeda si integrano a tal punto da confondersi, almeno nei passaggi più densi e concitati; non mancano, comunque, anche spianamenti di ambient isolazionista (1, 7, 10) facenti capo all’alter ego Ø del fuoriclasse finlandese, attivo già da un decennio prima.
Un orecchio allenato, tuttavia, potrà in altri casi distinguere le singole “voci” dei mensch-machine in azione, come nella perforante stimolazione polifonica del quarto movimento, attraversato da ogni parte da mareggiate rumoriste, sfrigolanti tv-static e pitch ultrasonici.

I veri “masters at work” sono anche e soprattutto questo: ascolto reciproco, ricerca di punti di contatto senza prevaricazione, unione di singoli tratti che vanno a comporre, di volta in volta, reticoli sonori in lenta ma costante mutazione, creando l’effetto di un database vivo e pulsante che di certo non risente dei quindici anni da allora trascorsi.
Ancora una volta, moltissima sostanza dietro la rigorosa formalità di una scheda tecnica, un borderò delle meraviglie compilato da artisti cui non serve altro che i loro nomi per prospettare al pubblico un’esperienza musicale straordinariamente attuale – e all'epoca quasi inquietante nella sua lungimiranza.

(24/01/2018)

  • Tracklist
  1. Movements 1
  2. Movements 2
  3. Movements 3
  4. Movements 4
  5. Movements 5
  6. Movements 6
  7. Movements 7
  8. Movements 8
  9. Movements 9
  10. Movements 10
  11. Movements 11
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