VNV Nation

Noire

2018 (Metropolis) | futurepop, synth-pop

Alla fine dello scorso secolo, quando i VNV Nation avevano fatto uscire già tre album (due di questi - “Praise The Fallen” ed “Empires” - a dir poco monumentali), qualcosa stava cambiando nelle balere gotiche di tutto il mondo. Era nato il futurepop, un sound che attingeva sia dal synth-pop di depechemodiana memoria che dalle derive elettroniche del momento (soprattutto la trance), catapultando progetti come Covenant, Apoptygma Berzerk, Pride & Fall, Assemblage 23 o Icon Of Coil all’attenzione del pubblico più oscuro. Tra questi nomi, i VNV Nation erano quelli più cupi (insieme ai sottovalutati P&F) ma anche quelli più votati alla progressione strumentale, prima di un cambio di rotta fisiologico, arrivato a metà degli anni Duemila con dischi meno elaborati e più inclini al passaggio radiofonico.

Oggi, dopo una lunga pausa durata un lustro e intervallata soltanto da un album orchestrale intitolato “Resonance”, Ronan Harris è tornato con un lavoro che fin dalla copertina ci riporta nel buio pesto di un mondo parallelo. “Noire” rappresenta infatti un tuffo nel passato, aggiornato però al 2018, una voglia di esplorare nuovamente le galassie più remote della musica elettronica senza però mai rinnegare quel gusto pop adatto a coinvolgere anche un ascoltatore meno impegnato.
Ecco che così restiamo stupiti dal flavour epico di “A Million”, un pezzo siderale che non avrebbe affatto sfigurato proprio su “Empires”, con la voce cristallina di Ronan a guidarci attraverso un film noir ambientato nel futuro, tra luci al neon e strane presenze attorno a noi. Un po’ come accade nel video del singolo di lancio “When Is The Future?”, un passaggio molto catchy che suona più come un pregevole compitino svolto alla perfezione che come un tassello fondamentale per le sorti del disco.

“Noire” è trapassato da quella malinconia di fondo che forse era mancata alle produzioni più recenti, lo possiamo constatare con “God Of All” o addirittura con la solenne e pomposa “Collide”, a voler rimarcare quelle atmosfere by night baciate dai bagliori di un’ammaliante metropoli. Possiamo quindi perdonare al buon Ronan un paio di battute a vuoto (il riempitivo “Wonders” e la fin troppo ariosa “Armour”), poiché “Noire” è un disco ricco di materiale interessante, capace di spaziare da un intermezzo pianistico (“Nocturne No.7”) a una bordata da dancefloor come “Immersed”, un crescendo cibernetico in pieno stile VNV. “Lights Go Out” è un altro momento di grande musica: plumbeo e incalzante quanto basta per farci viaggiare nel cuore delle tenebre, in attesa della vibrante “All Our Sins”, dove riusciamo persino a percepire quelle pulsazioni che si erano perse nel corso degli anni, quel battito proveniente dalle stelle che ha fatto ballare una generazione di dark 2.0.

In un periodo storico di grande magra per un genere che è esploso e si è esaurito nel corso di pochi anni (parente dell’Electronic Body Music tout court ma comunque diverso per forma e contenuti), i VNV Nation rappresentano la continuità con il passato ma soprattutto con loro stessi, sulla medesima onda di pochi altri nomi che non hanno snaturato il loro sound pur facendolo evolvere a dovere (i Covenant, ad esempio). Un ritorno veramente suggestivo, senza dubbio da appuntare nella consueta top di fine anno.

(20/10/2018)

  • Tracklist
  1. A Million
  2. Armour
  3. God Of All
  4. Nocturne No.7
  5. Collide
  6. Wonders
  7. Immersed 
  8. Lights Go Out 
  9. Guiding 
  10. When Is The Future?
  11. Only Satellites 
  12. Requiem For Wires
  13. All Our Sins
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