Whispering Sons

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2018 (S.M.I.L.E) | post-punk, new wave

Sono ormai trascorsi quarant’anni dall’ondata post-punk che ha travolto gli ultimi scampoli dei 70, aprendo nuovi orizzonti musicali che poi sono esplosi nella prima metà del decennio successivo. Anche il Belgio ha contribuito alla causa, sia con i Red Zebra (da Bruges) che con i The Names (da Bruxelles), prima che le moderne sonorità new wave ed Ebm prendessero piede nel cuore di quel piccolo ma cangiante universo tra Francia e Germania. Il debutto dei Whispering Sons (anch’essi provenienti dalla capitale) raccoglie quindi un testimone importante, collocandosi all’interno di una scena forse eccessivamente snobbata nel corso del tempo. Un disco folgorante, realizzato sulla scia di un valido Ep (“Endless Party”) di tre anni precedente ma già ricolmo di cupe sensazioni in bilico tra passato e presente.

Quello dei Whispering Sons è un sound nostalgico ma non necessariamente arcaico, capace di rimodellare la formula dei maestri in un contesto contemporaneo di matrice prettamente indie (un percorso simile lo hanno compiuto i validi Preoccupations). Lo intuiamo fin da subito attraverso il nervosismo tribale dell’opener “Stalemate”, un proiettile che mira dritto al cuore, supportato da un basso martellante, la colonna vertebrale che sorregge l’intera produzione di questi giovani ma già maturi musicisti. “Got The Light” è cupa, sinistra, l’introduzione perfetta per il singolo “Alone”, un pezzone da novanta che non sfigurerebbe affatto sui migliori album degli Interpol o degli Editors.

Con un tris del genere, il biglietto da visita di “Image” non lascia dubbi sull’effettiva qualità dei nostri, a proprio agio sia nelle composizioni più tetre e introspettive (“Skin” o la cadenzata “Hollow”) che nei brani più viscerali e sanguigni (l’incredibile “No Time”), dove emerge tutta la corposità del songwriting e di un’atmosfera opprimente che non si disperde nemmeno dopo numerosi ascolti.
In chiusura merita una citazione la pregevole “Dense”, una scarica di adrenalina che precede il tono sospeso di “No Image”, un titolo che nega ma allo stesso tempo afferma le intenzioni dell’album, affascinante e ambiguo già a partire dalla copertina.

Sia chiaro, i Whispering Sons non aggiungono neppure una virgola al genere di riferimento, ma dimostrano che nel 2018 si può ancora comporre un buonissimo disco post-punk senza ricorrere al citazionismo più spudorato. Questi belgi hanno grinta, carisma e personalità, tre caratteristiche fondamentali che trasformano “Image” in un lavoro compatto e ricco di nere cavalcate, un’opera che senza dubbio rappresenta il colpo di coda gotico di questo anno ormai agli sgoccioli. Notevole.

(22/11/2018)

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