Willard Grant Conspiracy

Untethered

2018 (Loose) | alt-folk-rock

"Che tu possa crescere per essere giusto, che tu possa crescere per essere sincero, che tu possa conoscere sempre la verità e vedere la luce attorno a te, che tu possa essere sempre coraggioso ergerti dritto e forte e che tu possa restare per sempre giovane".
("Forever Young" - Bob Dylan) 

Erano gli anni delle grandi rivoluzioni culturali giovanili, erano gli anni dei grandi sogni, della speranza. “Forever Young” cantato da Bob Dylan non era solo il titolo di una canzone dedicata a un figlio, ma a una generazione che sembrava baciata dall’eternità. Lo scorrere del tempo è però inesorabile e pure la cultura rock ha dovuto fare i conti con la morte, anche se per uno strano gioco del destino quell’evento funesto spesso si è trasformato nell’ennesima fonte di gloria.

A scorgere la lunga lista dei nomi di artisti deceduti negli ultimi anni si resta comunque basiti: non si muore solo per droga o vecchiaia, ci sono musicisti che hanno lasciato questa terra in seguito a malattie improvvise o incurabili.
Febbraio 2017: Robert Fisher, membro fondatore dei Willard Grant Conspiracy, muore a soli 59 anni dopo un’estenuante battaglia con il cancro, lasciando in eredità un intenso testamento artistico, affidato al fedele amico David Michael Curry, da anni unico collaboratore fisso del leader.

“Untethered” è un altro capitolo di quella letteratura rock che da anni si interroga sulla morte, come Leonard Cohen, Nick Cave, Johnny Cash e David Bowie. Anche Fisher cattura con dolenti noti quella frattura, quel cortocircuito emotivo che nasce dalla consapevolezza della propria fragilità di fronte all’inevitabile.
Per Fisher e Curry malinconia, sofferenza e solitudine non sono temi nuovi: di essi si è infatti nutrita gran parte della produzione dei Willard Grant Conspiracy, adornata dal suono tenebroso degli archi, dal tono epico della sezione fiati, dal tocco grezzo e greve di chitarre e strumenti assortiti, funzionali a una tensione musicale simil-sinfonica.
Oscuro, criptico ma mai patetico o eccessivo, “Untethered” è un album che trasuda pura poesia: delicato quando il suono è grezzo o ruvido e rabbioso (“Hideous Beast”), energico nei momenti più dolenti e riflessivi (“Let The Storm Be Your Pilot”, “Love You Apart”). Il titolo dell’album è carpito all’unica traccia che Robert Fisher ha scritto dopo aver appreso il triste destino che lo attendeva, ed è anche l’ultimo brano inciso dal musicista scomparso (la sequenza dell’album rispetta l’ordine di registrazione dei brani, evidenziando che le altre canzoni sono state incise prima che Fisher fosse a conoscenza del cancro).

Anche se tra i musicisti figurano ospiti importanti, Steve Wynn tra gli altri, tutte le canzoni ruotano intorno alla voce di Fisher e al violino di Curry. La tensione emotiva è costante, la musica a volte sembra baciata da una grazia sovrannaturale.
Ad eccezione di “Do No Harm” e della già citata “Hideous Beast” tutte le canzoni indugiano su toni mesti, con un incedere lirico affine ai Lambchop o al Van Morrison più crepuscolare. La qualità della scrittura è costante e ricca di interessanti intuizioni, anche se il dialogo tra voce, chitarra acustica e violino di “Chasing Rabbits” e il tormentato minimalismo di “I Could Not” lasciano subito un segno più profondo.
Il tono vocale di Robert Fisher è comunque meno greve rispetto al passato, più descrittivo (“26 Turns”, “Margaret On The Porch”), in un caso perfino assente (“All We Have Left”), quasi ad anticipare l’addio improvviso e doloroso che questo ultimo capitolo rende ancor più amaro.
Un grande album per un grande artista che forse merita un’attenta rivalutazione.

(08/01/2019)



  • Tracklist
  1. Hideous Beast
  2. Do No Harm
  3. All We Have Left
  4. 26 Turns
  5. Chasing Rabbits
  6. Let The Storm Be Your Pilot
  7. Love You Apart
  8. Margaret On The Porch
  9. Saturday With Jane
  10. Two Step
  11. I Could Not
  12. Share The Load
  13. Untethered
  14. Trail's End




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