Wooden Shjips

V

2018 (Thrill Jockey) | psych-rock

Molte cose sono cambiate da quando i Wooden Shjips hanno pubblicato il loro esordio nel 2007. Autori di un rock psichedelico rigoroso e in parte retrò, i ragazzi di San Francisco si sono contraddistinti in passato per un suono greve, ricco di asperità, volutamente lontano dalla melodia, e per alcuni versi simile a certa drone music.
Il passaggio alla Thrill Jockey, nel 2011 con l’album “West”, ha coinciso con un parziale cambio di rotta al quale non è stato affiancata una scrittura all’altezza, lasciando affievolire le suggestive e lisergiche fughe psych-rock della band.
Il tono autoindulgente del successivo “Back To Land” (2013) ha poi dissolto il fascino iniziale in una sequenza di riff rubati a Spacemen 3 e Doors, senza aver né la forza ipnotica dei primi né l’arguzia dei secondi.

Cinque anni dopo, i Wooden Shjips, ormai di stanza a Portland, si confrontano con un panorama produttivo molto diverso. Il rock psichedelico è entrato nelle grazie del mainstream, mentre alcune band, come i Tame Impala, combattono con le ansie della modernità a tutti i costi. Con un titolo che si presta a una triplice lettura (“V” come vittoria, “V” come pace, o più semplicemente “V” come album numero cinque), il gruppo americano sembra finalmente aver trovato la quadratura del cerchio.
Ferme restando quelle peculiarità quasi ambient-drone e quell’indolenza nei confronti del formato-canzone degli esordi, il sound del gruppo si è riappropriato del fascino magnetico e intransingente del primo album, in più abbracciando le sonorità della Summer of Love di San Francisco. La sensazione di stordimento che accompagna l’evoluzione dell’introduttiva “Eclipse” mette subito in chiaro quale sia lo stato creativo attuale della band: i ritmi sono ora dei raffinati e vellutati groove, mentre il suono delle chitarre è morbidamente apocalittico e corrosivo come nella miglior tradizione dei Grateful Dead o del Neil Young dell'era “Zuma”.

Difficile non notare il perfetto amalgama dell’elettronica con le nuance più tipicamente psichedeliche; il suono preserva così il giusto tasso di acidità, atto a garantire una flessibilità armonica che nei due recenti capitoli sembrava ottenebrata da eccessi stoner o boogie-rock. Stimolati anche dagli sconvolgimenti socio-politici più recenti, i Wooden Shjips mettono a segno un paio di episodi liricamente accattivanti, dimostrando di non aver più paura del formato-canzone, anche se solo un brano si ferma al di sotto dei cinque minuti.
“Staring At The Sun” è forse il primo singolo della band che ha tutte le caratteristiche giuste per poter sopravvivere al di fuori del contesto più ampio di un intero disco, un brano dal ritornello quasi Velvet-iano e dall’indole più tipicamente british alla Spacemen 3, otto minuti di pura enfasi lisergica tra chitarre avvolgenti, brusii elettronici dal fascino inquieto e una voce più simile a un sussurro.
Le cose vanno perfino meglio nella più classicamente pop “Already Gone”, il cui riff chitarristico quasi twangy sembra un matrimonio impossibile tra i Suicide e i Feelies.
Con “V” la band americana tiene saldamente in mano tutti gli aspetti finora messi in scena, passando dal tono più stoner di “In The Fall” al pop electro-psych di “Red Line” con una leggiadria e una sicurezza che affascina, quest’ultima frutto di uno stato di grazia che va catturato e gustato anche da chi non è propriamente fan della band.

A questo punto appare chiaro che per i Wooden Shjips l’elemento nostalgico resta fondamentale, anzi, quei lievi accenni modernisti sono stati riassorbiti in questo più fluido e avvolgente album, che se da una parte indugia piacevolmente sul glorioso passato della psichedelia West Coast (“Golden Shower”), non manca di esibire quel pezzo da novanta capace di mettere tutti d’accordo. Ed è quello che avviene nella lisergica e polverosa “Ride On”, un brano che sigilla, con un solenne incrocio di basso, batteria, chitarra e tastiera, l’unicità della stagione d’oro del rock psichedelico.
Ognuno forse ritroverà in questi sette minuti e quindici secondi un frammento della propria esperienza di ascoltatore e appassionato di musica rock, al punto che non sarebbe scorretto proporla per il premio di miglior cover version dell’anno (a voi la scelta dell’originale).

Indubbiamente l’effetto background e conciliante della musica dei Wooden Shjips resta un costante elemento di discussione e divisione tra fan e detrattori, ma non si può negare che con “V” la band abbia fatto un notevole sforzo nella giusta direzione, mettendo in campo l’album più variegato, completo e maturo della sua carriera.

(05/06/2018)



  • Tracklist
  1. Eclipse
  2. In The Fall
  3. Red Line
  4. Already Gone
  5. Staring At The Sun
  6. Golden Flower
  7. Ride On




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