Yo La Tengo

There's a Riot Going On

2018 (Matador) | alternative, americana

Qualcosa è cambiato nel mondo degli Yo La Tengo, e negarlo significa solo voler negare l’essenza stessa del gruppo americano. Country-rock, psichedelia e noise sono solo i tre idiomi principali sui quali è stata edificata una carriera ultratrentennale, che ha sì conosciuto alti e bassi, ma non ha mai messo in discussione l’attitudine onnivora, eppur disadorna, della loro musica.
Già nel 2009, con la pubblicazione di “Popular Songs”, il gruppo ha accantonato gli elementi musicali più energici e volitivi in un percorso che molti fan hanno interpretato come un addomesticamento creativo e che invece coincide con una diversa prospettiva, stranamente più vicina alle motivazioni iniziali che diedero vita alla band.

In “There’s A Riot Going On” accade in verità un’ulteriore lieve rivoluzione, ma attiene più alla metodologia che allo stile. Ira Kaplan e Georgia Hubley assecondano la passione di James McNew per le nuove tecnologie di registrazione, sperimentando sonorità e linee armoniche dagli esiti incerti e privi di una finalità ben precisa, generando una serie di caleidoscopiche improvvisazioni e incidentali frammenti lirici.
Con questo insolito processo creativo gli Yo La Tengo gettano nel caos l’ascoltatore, alle prese con un album la cui completa percezione appare improbabile e faticosa; musica e voci sembrano quasi andare alla deriva, lasciando più di una vittima sul duro campo di battaglia.

Il richiamo allo storico album di Sly & The Family Stone è strettamente politico, le divisioni che attanagliavano l’anno 1971 sono similari a quelle attuali, ma nel tempo l’animo umano è stato corroso dal cinismo dall’indifferenza e dalla mancanza di prospettive possibili. Non avrebbe avuto senso per la band americana esternare queste rinnovate paure generazionali con l’irruenza del passato, o di quel lontano capolavoro con cui hanno condiviso il titolo e la bandiera.
Ed è qui che entra in gioco la scelta di far fluire la musica in piena libertà e indolenza, senza mai tentare di canalizzare l’ispirazione in qualcosa di troppo definito.

Camaleontici come sempre, Ira, Georgia e James non lasciano fuori nulla nel loro improvvisato calderone di stili, l’approccio è come sempre indolente, svogliato, lievemente nostalgico, ma tutto appare più intimo, confidenziale, come se la moderna ribellione sia narrabile non più con le grida ma con un flebile sussurro, con un affresco sonoro sofferto ma mai compiacente.
La lunga sequenza di quindici brani di “There’s A Riot Going On” tende all’evanescenza, alla sublimazione, mentre l’arguta varietà di stili espressi in quasi trentacinque anni di carriera fa capolino tra architetture sonore che pian piano perdono i confini senza mai ritrovarsi.

Fuzz psichedelici adagiati su ritmi tribali (“You Are Here”), struggenti astrazioni velvettiane (“She May, She Might”), melodie folk solari e quasi hippie (“Polynesia #1”), leggerezze pop (“For You Too”), intriganti esotismi inzuppati nell’elettronica (“Let's Do It Wrong”, “Esportes Casual”) e l’estroso e malinconico refrain surf di “Shades Of Blue” rappresentano l’anima più tangibile di questo nuovo album dei Yo La Tengo. Il resto è frutto di divagazioni (“Ashes”), arpeggi (“Dream Dream Away”), fluidi ambient (“Shortwave”) e contaminazioni world-music (“Out Of The Pool”) che si trastullano con residui jazz-lounge (“What Chance Have I Got”) e doo-wop (“Forever”), lasciando fermentare un mix di suoni tribali, musica latina, world e jazz alla maniera di Sun Ra (“Above The Sound”).

In definitiva, l’ennesimo miracolo in casa Yo La Tengo avviene grazie alla capacità dei musicisti di restare coerenti e altresì coscienti dei propri limiti espressivi (sì, esistono), tenendo insieme una serie di canzoni ricche di contrasti e ossimori, senza far mai tracimare le innumerevoli modulazioni sonore ricche di improvvisazione.
È fuori di dubbio che dai tempi di “I'm Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass” la band abbia smesso di tirar fuori motivi memorabili e che l’unico vero pregio sia stato quello di aver conservato una dignità espressiva trasognata e unica, ma gli oltre sessanta minuti di “There’s A Riot Going On” sono molto di più di un esercizio di stile, ed è un peccato che a coglierne la bellezza saranno forse solo nuovi adepti, catturati dal fascino ambiguo di questi flessuosi bozzetti sonori.

(19/03/2018)



  • Tracklist
  1. You Are Here
  2. Shades Of Blue
  3. She May, She Might
  4. For You Too
  5. Ashes
  6. Polynesia #1
  7. Dream Dream Away
  8. Shortwave
  9. Above The Sound
  10. Let's Do It Wrong
  11. What Chance Have I Got
  12. Esportes Casual
  13. Forever
  14. Out Of The Pool
  15. Here You Are


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