Zofff

Fff

2018 (self-released) | rock, psichedelia, kraut, prog

Prima o poi qualcuno incomincerà a mettere insieme tutti quei tasselli che indicano una rinascita della scena progressive inglese; segnali che, pur apparentemente scomposti, sono frutto di una sensibilità ritrovata che è riuscita a sopravvivere all’oltraggio del punk. Chris Anderson è una delle figure chiave di questa nuova alba del prog, non solo per le esaltanti creazioni a nome Crayola Lectern, dove effluvi jazz e psichedelici vanno a braccetto come delle vecchie comari, ma anche per l’esaltante combo Zofff: ovvero Bic Hayes, Chris Anderson, Damo Waters e Al Strachan.

Non chiamatela band, perché Zofff è un unico concetto creativo a più voci, una simbiosi di quattro musicisti che rasenta la perfezione genetica. La loro musica è sperimentale anche quando non inventa nulla di nuovo, è flessibile anche quando le geometrie sonore appaiono rigide, è fluida e impetuosa come un fiume in piena che scorre nel suo alveo, pur senza aver né una sorgente, né una foce.
“Fff” è il terzo capitolo dei Zofff, concepito nel marzo del 2017 durante una serie di jam session e pubblicato solo nel 2018 dalla Deep Distance, che ha stampato un’edizione in vinile anche del primo progetto dei quattro musicisti.

L’album è composto da sei tracce, i cui titoli sono espressione fonetica di sei diverse ortografie della parola “f”, cosi come la musica è una variazione cromatica di sonorità familiari ai bibliografi del rock, tra scariche adrenaliniche (“Ye”) e variegate elaborazioni space-rock (“Vav”) alla Hawkwind, anche se le coordinate sono spesso più simili a quelle degli Ozric Tentacles. I Zofff non soffrono però della mania di perfezionismo che attanaglia molte band progressive contemporanee: il flusso sonoro è libero, potente, le ossessive trame ritmiche e il suono aspro di chitarra, basso e tastiere si evolvono con sonorità ora spettrali, ora effervescenti, tra groove elettronici quasi kraut-rock, e synth in salsa kosmische che non allentano mai la tensione, anche quando due tracce più brevi (“Har” e “Ca”) lasciano in sospeso alcune curiose contaminazioni stilistiche.

“Fff” non nasconde la sua natura derivativa, né cerca di alterare eccessivamente le composizioni con superflue incursioni strumentali, il suono della tromba in “Dig” e le morbide cacofonie in chiave psichedelica di “Zeta” restano ancorate alla struttura da jam session dell’album, la cui natura flessibile e imprevedibile è messa a dura prova con sferzate d’energia che si alternano con i toni spettrali e malinconici della tromba o dei synth, dando forma a un intrigante multistrato sonoro da scoprire e riscoprire ad ogni ascolto.

(11/01/2019)



  • Tracklist
  1. Ye
  2. Vav
  3. Har
  4. Dig
  5. Ca
  6. Zeta
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