Exploded View

Obey

2018 (Sacred Bones) | dark, folk, avantgarde

Avevamo perso le tracce di Annika Henderson dopo il tormentato e oscuro esordio su Invada con il moniker Anika, nel frattempo i primi germogli di un nuovo capitolo a nome Exploded View erano spuntati in Messico, dove l’artista aveva fondato il gruppo con tre musicisti locali: Martin Thulin, Hugo Quezada e Amon Melgarejo, l’avevamo poi ritrovata alla corte di Shackleton nel 2017 per il progetto a quattro mani “Behind The Glass”.

L’affascinante natura morta, opera del pittore Julian Alden Weir - anno 1888, che domina sulla copertina del nuovo album degli Exploded View, è il miglior biglietto da visita per chi non ha ancora incrociato gli umori spettrali della musicista anglo-tedesca. Post-punk, dub, avantgarde, kraut-rock, elettro-disco e sonorità da film horror, fanno da sfondo a un’interessante e atipica estremizzazione noise di rock’n’roll e psichedelia. Improvvisazione e destrutturazione modificano limiti e confini della ricerca sonora, spesso generata in jam session live, permettendo alla musica degli Exploded View di preservare una propria peculiarità.

Selvaggio e tenero, dissonante eppur avvolgente come il canto degli angeli, “Obey” crea alterazioni sonore al limite dello stato allucinatorio, tra synth che accennano melodie senza canto né voce, per poi scomparire nel buio (“Lullaby”), prima di aprire le porte di quel mondo gothic-folk, dove già eroi del rock psichedelico e del post-punk hanno attinto, in cerca di quell’accordo armonico ipnotico e mesmerico che solo Nico partoriva senza sforzo alcuno (“Open Road”).
La musica degli Explode View è come un’apocalisse rigenerante che proietta il futuro in un estatico mix di inquietudine e illusioni, adagiato su tempi disco-punk che evocano Moroder e New Order (“Dark Stains”), o minimalismi ritmici empi di malinconia (“Gone Tomorrow”), sconfinando in un clima horror-gothic quasi cinematico che non sarebbe dispiaciuto al miglior Dario Argento (la title track).

La seduzione dell’ignoto non ha però limiti, conosce la corporea bellezza del dream-pop (“Sleepers”), il delicato corteggiamento del romanticismo noir (“Letting Go Of Childhood Dreams”) e le gioie fisiche della dissoluta vita notturna che le note di “Raven Raven” delineano con atmosfere lounge che non sfigurerebbero nelle scene più audaci di "Eyes Wide Shut".
Ma l’inganno è dietro l’angolo, si veste di riff ossessivi e feedback (“Come On Honey”), prima di cedere il passo al nichilismo kraut di “Rant”, che cala il sipario su un album tanto sinistro quanto affascinante.

(27/09/2018)



  • Tracklist
  1. Lullaby
  2. Open Road
  3. Dark Stains
  4. Gone Tomorrow
  5. Obey
  6. Sleepers
  7. Letting Go Of Childhood Dreams
  8. Raven Raven
  9. Come On Honey
  10. Rant 




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