Soft Riot

The Outsider In The Mirrors

2018 (Possession Records) | electro-pop/dark-wave

Alcuni dischi è bene apprezzarli se non altro per le riflessioni a cui conducono. Tra le poche qualità di "The Outsider In The Mirrors" c'è infatti quella di portare l’ascoltatore a domandarsi come mai certi vecchi album sappiano resistere al deterioramento del tempo, mentre altri, come gli pseudo-cloni che negli ultimi vent'anni si sono materializzati a immagine e somiglianza dei loro progenitori, hanno iniziato a odorare di muffa sin dal loro primo vagito. Che cosa rende un album "immortale"? E da dove nasce questa fissazione per il passato?

L’atteggiamento conservatore e la frequente atrofia creativa che affliggono l’era corrente sono infatti i principali responsabili dell'enorme paccottiglia di album "ecologici", ossessionati dal riciclaggio e con lo sguardo rivolto al passato, che dalla fine degli anni '90 non smettono di assillarci. Ma non è questa la sede per discuterne in modo approfondito.
Riguardo a "The Outsider In The Mirrors", purtroppo, non c'è granché da dire: Soft Riot ha incollato sul suo disco gli stessi suoni spettrali ed elettronici usati già in larga quantità da John Foxx, Gary Numan, Omd e simili, facendoli collidere con i battiti pesanti dell'Ebm. Per farla breve, "The Outsider In The Mirrors" non sarà magari quel genere di prodotto che Julian Cope definirebbe utile solo a "puntellare un tavolino traballante", ma di certo non regge il confronto con i suoi predecessori – d'altronde, quale altro disco potrebbe?

È improbabile tuttavia che Soft Riot avesse intenzioni radicali quando compose "The Outsider In The Mirrors": ri-creare quel susseguirsi fantasioso di superfici angolari, scenari tenebrosi e apparizioni fantasma proprio della darkwave, collocandosi al confine tra plagio e citazionismo, sembrerebbe essere il solo scopo del musicista. Questo atteggiamento, però, lubrifica il ricordo dell’ascoltatore facendo scattare nella sua mente il giogo mortale del confronto: è quasi fastidioso il modo in cui "The Outsider In The Mirrors" ammicca al passatismo scimmiottando ridicolmente le movenze dell'elettronica 80's, recidendo le qualità futuristiche e fantascientifiche che gli erano proprie.

Soft Riot tenta così il suicidio proponendo un pasticcio che non ha né la minuzia compositiva né l’ampio respiro delle opere da cui attinge e che rimanda a quella "noia del già udito" e quella "monotonia delle sensazioni" a cui Luigi Russolo accennava nel 1913 [1].



[1] Anno di pubblicazione del manifesto futurista "L'arte dei rumori", scritto da Luigi Russolo.

(21/02/2018)

  • Tracklist
  1. The Eyes On The Walls
  2. Keep Your Eyes On The Prize
  3. Now World Romancer
  4. Waiting For Something Terrible To Happen
  5. You See How They Burn
  6. He's Gone Underground
  7. The Saddest Music In The World
  8. The Outsider In The Mirrors
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