Achille Lauro

1969

2019 (Sony Music) | pop-rock

Achille Lauro, il pioniere della Samba Trap, l'amante della Tequila e marijuana, del dinero e delle Maserati, che la scorsa estate aveva fatto ballare tutti con la sua opera fusion "Pour l'amour", è tornato con un nuovo album, "1969", che si discosta dai ritmi latineggianti e house per aprirsi a nuove sperimentazioni.
Il 1969 è un anno rivoluzionario per tanti motivi: l'impianto del primo cuore artificiale, l'arresto di Jim Morrison per atti osceni in luogo pubblico, il matrimonio di Yoko Ono e John Lennon, il primo allunaggio dell'uomo, il Festival di Woodstock, l'uscita dei film "Fellini Satyricon" ed "Easy Rider", per dirne alcuni.

E anche Lauro, nel 2019, vuole fare la sua rivoluzione: questo prevedibile cambio di rotta era iniziato con la pubblicazione del brano sanremese "Rolls Royce", una carica di rock che strizza l'occhio al migliore Vasco Rossi e si discosta dalla produzione precedente per sonorità e ritmo. Ed è proprio "Rolls Royce" ad aprire il disco, con il suo climax di chitarre nude e crude che arrivano a esplodere nel ritornello e l'elogio all'eleganza, alla sregolatezza, al lusso più sfrenati. Un pezzo che Morgan ha definito dadaista per la sua genialità e imprevedibilità, e che sicuramente è stato capace di scuotere la scena musicale italiana da un torpore fatto di pop gommoso e tutto uguale.

La seconda traccia, che corrisponde anche al secondo singolo pubblicato, è "C'est la vie": brusco cambio di registro per dare spazio a un'intimità fatta di dolore e rassegnazione, ricerca di empatia e allontanamento, fuoco e fiamme che distruggono piano piano. Ossimori come "zucchero amaro" vengono utilizzati per descrivere un amore avvelenato, una fiaba in cui la principessa si è trasformata in Lucifero, una storia infinita che ricorda quella già cantata da Lauro in "Penelope". Poesia moderna accompagnata da una base tanto delicata quanto disperata.

Faranno, invece, scatenare ai concerti i pezzi "Cadillac" (dalle chitarre ricorda "Personal Jesus"), "Delinquente" e "1969", ritmati e travolgenti allo stesso modo di "Rolls Royce". Nella title track Lauro mette al centro il rapporto con la madre, di cui aveva raccontato in un lungo post su Instagram, mentre "Delinquente" pare essere un suo autoritratto. Niente di sorprendente il featuring "Je t'aime" con Coez, che ha una malinconia di fondo non bene amalgamata con i suoni più mainstream e dance del ritornello, e "Zucchero", che nel testo riprende un paio di frasi dell'irresistibile "Bulgari", contenuta in "Pour l'amour". "Roma" e "Sexy Ugly" sono invece i brani che più si accostano alla precedente produzione di Lauro, sia per i contenuti che per le sonorità.
A "Scusa" il compito di chiudere il disco, ancora una volta le atmosfere di "Penelope" arrivano prepotenti a portare quel gusto dolceamaro che non lascia scampo: "Che si parli di noi, che si dica immortali/ Muoio per amore, comuni mortali/ Salvi per amore ma l'amore è odiare/ Imparare a farlo senza farsi male".

Cambiamento, contaminazione, rottura, classe. Achille Lauro è tutto questo, con le chitarre ruvide e graffianti e le batterie che picchiano in testa, l'apparente strafottenza che si alterna all'incredibile sensibilità delle parole e dei suoni, con il pianoforte e gli archi quasi sussurrati in alcuni pezzi, e alla malinconia che invade senza chiedere il permesso. Bruciare per poi perdersi, amare per poi odiarsi, fare la rivoluzione per poi arrendersi. C'est la vie.

(18/04/2019)

  • Tracklist
  1. Rolls Royce
  2. C'est la vie
  3. Cadillac
  4. Je t'aime
  5. Zucchero
  6. 1969
  7. Roma
  8. Sexy Ugly
  9. Delinquente
  10. Scusa




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