Ainé

Niente di me

2019 (Universal) | nu-r&b, pop-soul

L'r&b, quantomeno a livello di affermazione popolare, non ha mai avuto vita facilissima in Italia, ben più interessata ad altri contesti e sonorità. Pochissimi i successi nel settore, ancora meno le carriere che su di esso hanno basato la loro fortuna: che sia la nuova generazione di musicisti a portare alla ribalta il genere, soprattutto tra le preferenze dei più giovani? Difficile effettuare un pronostico, di certo scommettere su un talento come Ainé è una mossa intelligente. Emerso tre anni fa con “Generation One”, album che trasportava il sound nu-r&b a stelle e strisce in una fascinosa dimensione italo-soul, il romano Arnaldo Santoro approda al secondo album con un contratto major e a seguito di apparizioni in progetti di spicco (ultimo in lista un duetto nel cover-album di Giorgia), pronto a dire finalmente la sua con tutti i mezzi necessari.
Forte del suo eccellente ventaglio di studi ed esperienze, il ragazzo non lascia disattesa una simile occasione, cogliendo piuttosto la palla al balzo per dare pieno esito alla sua ambizione. Ed è proprio di questo che il genere ha bisogno, se vuole avere qualche chance per una nuova popolarità.

Se è sempre di r&b e soul che si parla, nondimeno il piglio e l'attitudine che contraddistinguono il nuovo ciclo di canzoni parlano di un avvenuto cambio di prospettiva, di una sicurezza acquisita, nella gestione dei propri mezzi così come del proprio bagaglio estetico, portato alle sue logiche conseguenze. Laddove le atmosfere dell'esordio prediligevano beat ovattati e finezze sfumate, con “Niente di me” Ainé manda avanti la propria esuberanza, non tanto in termini di mood e interpretazione quanto di confidenza, di gestione del sound, di messa in risalto di tutta la sua personalità, come quella dei suoi collaboratori. Il trascinante funk di “Ascolta bene”, aperto anche a spigliate commistioni house, la dice lunga sulle intenzioni di Santoro, sull'avvenuto cambio di guardia nella sua produzione.

È una presa di posizione che si riverbera lungo tutta la scaletta, anche in quei momenti in cui parrebbe verificarsi l'esatto opposto. Che si tratti di scanzonate melodie attraverso cui esplicitare il proprio mondo (“Fatti così”), accorate ballate soulful (“Io sono qui”, la title track, tra le molte che si dividono sapientemente tra elettronico e analogico), finezze acid-jazz trasportate nel ventunesimo secolo (la conclusiva “Solo un po'”), traspare chiaramente tutta la sensibilità e la caratura di un musicista seriamente intenzionato a dare all'r&b nazionale nuovo lustro, di diventarne la personalità ammiraglia. La scelta di cantare esclusivamente in italiano sta lì a dimostrarlo, d'altronde.

Un pizzico di effervescenza ritmica in più, sulla falsariga di apertura e chiusura, avrebbe portato probabilmente a un disco ancora più brillante. Si tratta comunque di un peccato veniale, che poco racconta di una voce pienamente formata, di un musicista che ha trovato il suo spazio e sa come abitarlo, distaccandosi da modelli troppo ingombranti e proponendosi come loro valida manifestazione tricolore. E non chiamatelo il Justin Timberlake italiano o il Weeknd dello stivale, Ainé non ha proprio bisogno di raffronti del genere per dimostrare di quale pasta sia fatto. Naturalmente gli si augura un successo simile, ma le sue peculiarità espressive e il suo calore interpretativo archiviano paragoni fin troppo ingombranti.

(15/03/2019)

  • Tracklist
  1. Ascolta bene
  2. Cosa vuoi
  3. Fatti così
  4. Il corpo che si muove
  5. Io sono qui
  6. Mostri (ft. Mecna)
  7. Niente di me
  8. Ormai
  9. Parlo piano (ft. Willie Peyote)
  10. Resta con me
  11. Solo un po'




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