Anemone

Beat My Distance

2019 (Luminelle) | pop

Cosa c'entrino le divagazioni rock psichedeliche dei Brian Jonestown Massacre con i franco-canadesi Anemone non è subito ben chiaro, ma ai più attenti non sarà sfuggito che la band di Chloe Soldevila ha preso il nome da un brano di quella di Anton Newcombe (“Anemone”, da “Their Satanic Majesties' Second Request”, 1996), una scelta che nasce dalla comune passione per le origini della pop music.

A dispetto dei riferimenti culturali molto forti, nessuna velleità politica agita le nove canzoni di “Beat My Distance”: una scelta che rischia di allontanare molte simpatie da parte di stampa e critica. Per Chloe la forza rivoluzionaria della proposta degli Anemone è tutta racchiusa nella passione per la musica, un linguaggio che nella sua accezione più pura non sembra interessare le nuove generazioni.
Inutile negare l’evidenza, ma la fruizione distratta ed edonistica ha modificato il legame tra pop-rock e società civile. Quel che resta dei mitici anni 60 è il senso di stupore e di scoperta che illuminava sia le lucide canzoni di protesta di Bob Dylan, che le visioni pop di Phil Spector.

Quelle degli Anemone sono canzoni che nascono da una semplice infatuazione per il suono di un synth, di un accordo di chitarra o di un ritmo solare e lievemente malinconico.
Sono gioiellini naif dai contorni psichedelici in bilico tra le pulsioni r&b di C. Duncan e la venerazione ideologica di Jacco Gardner (“On Your Own”), o ruspanti variazioni new wave con tastiere in salsa shoegaze (“Daffodils”).
Che il quintetto di Montreal - che include due membri degli Elephant Stone - faccia da cornice alle ambizioni di Chloe Soldevila è evidente: “Beat My Distance” non brilla infatti per varietà o evidenti digressioni di stile.
La musica degli Anemone è spesso evanescente, apparentemente priva di sostanza, ma per chi ha frequentato le gloriose giornate della Sarah Records o ha abbracciato il dream-pop degli Slowdive o la trasversalità pop dei Stereolab c’è molto da scoprire.

Poco importa se le nove tracce sembrano delle variazioni su tema di un’unica struttura compositiva, gli Anemone scivolano tra le maglie del pop francese anni 60 e 70 con sincero candore (“Memory Lane”); altrove si dilettano con le infinite possibilità del ritmo con un dinamico pop-soul (“Endless Dive”), giocando con un’intuizione accessoria che rinasce sotto le vesti di uno strumentale dotato di una propria personalità (“Segue”, una traccia concepita in prima istanza come coda di “She’s The One”).
Se a “Daffodils” spetta la palma di miglior potenziale singolo, il centro gravitazionale di “Beat My Distance” è l’obliqua e trasversale “Vanilla (Here We Go Again)”, un delizioso pop a base di synth che ricorda Giorgio Tuma.
Come per ogni album pop che si rispetti, successivi ascolti rivelano particolari armonici che consolidano non poco il fascino delle altre canzoni. Se l’indie-pop di “She's The One” non decolla, le colorazioni elettro-disco di “Sunshine (Back To The Start)” trafiggono con dolcezza grazie a una melodia che sembra sfuggita ai Field Mice, mentre lo scorrere della conclusiva “Only You” rimarca con fierezza le matrici psichedeliche.

La pubblicazione dell’album è stata anticipata da un Ep,“Baby Only You And I”, con quattro pezzi dalle sonorità più elaborate, frutto di sessioni di registrazioni successive a “Beat My Distance”. Nel frattempo Chloe Soldevila ha annunciato di avere già pronto un nuovo disco. Stay tuned.

(03/04/2019)



  • Tracklist
  1. On Your Own
  2. Daffodils
  3. Memory Lane
  4. Sunshine (Back To The Start)
  5. Vanilla (Here We Go Again)
  6. She's The One
  7. Segue
  8. Endless Dive
  9. Only You




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