Carson McHone

Carousel

2019 (Loose) | country

Giunge anche sul mercato europeo il secondo album della country-singer texana Carson McHone, grazie all’interessamento della Loose Records, che ha scritturato l’artista dopo il successo ottenuto all’ Americana Music Festival tenutosi a Nashville. Ben tre anni sono passati dall’esordio “Goodluck Man”, un lungo periodo che la musicista ha passato in giro per club e bar, con il proposito di mettere a punto un suono più personale e maturo. Considerata una delle voci più belle della moderna musica texana, Carson McHone con “Carousel” mette a punto un primo compendio creativo. Non è un caso che il nuovo album rielabori sei tracce dell’esordio, e c’è una raggiunta consapevolezza che la musicista ha voluto sottolineare con arrangiamenti più calibrati e intensi.

A tal scopo, McHone ha scelto di analizzare le canzoni da una prospettiva diversa, spostando così l’asse delle sue storie dalla natia Austin ad altre realtà, spesso non ben definite nei tempi e nei luoghi. Quel che è avvenuto è un processo d’interiorizzazione palpabile soprattutto nel pregevole honky-tonk di “Good Time Daddy Blues”: un brano che nella nuova versione mette in mostra una solidità strumentale piacevolmente rough. Inutile sottolineare che “Carousel” sia un disco che difficilmente accarezzerà i gusti del pubblico nostrano, spesso poco incline al country, ma i più coraggiosi e i fan del genere scorgeranno più di un motivo per apprezzare il talento della McHone. Bastano le prime note dell’introduttiva “Sad” per cogliere un pregevole equilibrio tra tradizione e modernità: il brano affronta il dilemma della depressione sulle ali di un valzer leggermente malinconico, che prende poi corpo, scivolando con passione su un brioso intreccio di violino, chitarra e batteria.

Ma è nella successiva “Drugs” che l’artista mette a fuoco il passo narrativo più cupo e intimo: l’atmosfera è greve, il canto è quasi ossessivo, con la voce che ripete con una serie infinita di sfumature timbriche il ritornello “ho bisogno di droghe”, mentre accordi di slide-guitar ne sottolineano egregiamente l’intensità, evocando a tratti i primi Cowboy Junkies. Ed è in questa scia creativa che McHone cattura le migliori intuizioni dell’album, a partire dalle gentili note di “Dram Shop Gal” (che oltre ai summenzionati Cowboy Junkies cita anche Townes Van Zandt), passando attraverso la rilettura in chiave noir di “How 'Bout It”, fino alle ancor più minacciose timbriche dell’harmonium che sigillano la splendida “Spider Song”.

Alla maniera di Courtney Marie Andrews l’artista texana gioca con la tradizione country (“Lucky”, “Maybe They're Just Really Good Friends”), promettendo in verità più di quanto riesca a offrire in questo pur pregevole esordio. Il tragitto non è dei più facili, ma le doti vocali e l’eccellente band a sostegno delle intuizioni dell’autrice (si ascolti lo strumentale “Intro-Gentle”) fanno ben sperare per il futuro. Nel frattempo, il nuovo album di Carson McHone, pur senza far gridare al capolavoro, si candida come una delle migliori notizie dal fronte del new-country.

(24/04/2019)



  • Tracklist
  1. Sad
  2. Drugs
  3. Lucky
  4. Good Time Daddy Blues
  5. Dram Shop Gal      
  6. Intro-Gentle
  7. Gentle
  8. Maybe They're Just Really Good Friends  
  9. How 'Bout It
  10. Goodluck Man   
  11. Spider Song




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