Chris Cohen

Chris Cohen

2019 (Captured Tracks) | pop, songwriter

Anche per Chris Cohen è arrivato il momento della verità: multistrumentista già alla corte di Deerhoof, Cass McCombs, Ariel Pink Haunted Graffiti, Cryptacize, nonché autore di ben cinque album con la disciolta band dei Curtains, il musicista americano affronta la prova della maturità e dell’autonomia artistica. Non si sono dissolti i riferimenti ai Byrds, ai Beach Boys, a Syd Barrett o al contemporaneo Mac Demarco, ma la scrittura più agile e solida, le sonorità più nitide e definite e un’interpretazione vocale più decisa sigillano definitivamente lo stile di Chris Cohen.

Il terzo album solista è anche il più intimo e personale dell’artista. Le dieci tracce affrontano le varie problematiche del divorzio dei genitori e il successivo outing del padre, dichiaratosi gay. Un capitolo liberatorio per Cohen, che mette fine ad anni di menzogne, sospetti e inganni. Fermo restando un lieve tocco di psichedelia, le dieci tracce scivolano verso un delicato folk-jazz che a tratti ricorda gli esordi degli Everything But Girl, tra soffici incastri percussivi che saldano un corpo lirico complesso e raffinato, ingentilito da un assolo di sax (“Edit Out”), e ballate folk-pop che hanno la spensieratezza e la freschezza di alcune cult-band degli anni 80: i Fantastic Something in “Green Eyes” e i Colourfield in “What Can I Do”.

Melodie sognanti e incisive rifinite con pregevoli e ricchi arrangiamenti (“Song They Play”) si alternano con ipnotici e inquieti raga alla Donovan (“House Carpenter”), mentre un pop naif dall’incalzante beat retto da batteria e piano (“Sweet William”) fa da contraltare allo straziante assolo di sax che squarcia la cupa e dissonante atmosfera honky-tonk di “The Link”.

Il nuovo album di Cohen è un intelligente e accattivante esempio di come si possa agire sulle fragili trame del pop senza risultare prevedibili e banali. In passato avevo già citato il buon Todd Rundgren come potenziale riferimento alla genialità del musicista americano, una sensazione che il jangle-pop obliquo e straniante di “Heavy Weather Sailing” e il pathos lirico di “Twice In A Lifetime” (ci sono echi di “Can We Still Be Friend”) confermano e rafforzano, prima che un’altra perla folk-pop-jazz-psych di rara fattura (“No Time To Say Goodbye”) cali il sipario su un disco tanto bello quanto inatteso.

(09/04/2019)



  • Tracklist
  1. Song They Play
  2. Edit Out
  3. Green Eyes
  4. Sweet William
  5. House Carpenter
  6. Twice In A Lifetime
  7. What Can I Do
  8. The Link
  9. Heavy Weather Sailing
  10. No Time To Say Goodbye




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