Cobalt Chapel

Variants

2019 (Klove) | neo-prog, psichedelia

Variazioni, rimodulazioni, re-immaginazioni, o forse autentiche reincarnazioni. Questo e altro scuote le poco placide lande di “Variants”, ritorno discografico di Cecilia Page e Jarrod Gosling, ovvero i Cobalt Chapel. Nove tracce tratte dall’esordio del 2017, spogliate e rivestite da suoni di mellotron, fisarmonica, field recording, tastiere vintage, effetti psichedelici, loop e sampler: nove inebrianti e audaci trasfigurazioni che aggiungono toni spettrali a un album già di per sé magico e oscuro.

Diluite e avvolte da echi e riverberi, le tracce prendono vita dalle ceneri degli originali, sacrificando ora il ritmo, ora dettagli strumentali che sembrano aver smarrito il loro significato originario. E’ come se i Cobalt Chapel avessero immerso le loro creazioni in una pentola di acido lisergico, incuranti delle sembianze minacciose e spettrali di queste nuove-non-nuove creazioni.
Il duo in verità aveva già provato a reinventare alcune canzoni: le grazie di “Horratia” erano state oggetto di alterazioni elettroniche futuristiche (“Horratia - Maps remix”). Quello che invece caratterizza la nuova chiave di lettura di “Horratia (Variant)” è un’ossessiva cacofonia che stempera il fascino più istintivo, lasciando spazio all’immaginazione e alla trance psichedelica.

Nel mettere a nudo l’anima delle nove tracce (quattro delle tredici del primo album sono assenti) viene svelato più di un lato nascosto delle stesse: “Who Are The Strange (Variant)” è ancor più criptica dell’originale; un’orda di synth stravolge il dondolante folk-prog di “We Come Willingly (Variant)”, smembrando e cancellando il tono percussivo; viceversa, “Black Eyes (Variant)” non rinuncia alle trame ritmiche, ma sono flussi elettronici e non percussivi quelli che reggono in piedi il vorticoso groove.
Conserva i tratti principali la nuova versione di “Fruit Falls From The Apple Tree (Variant)”, il brano forse più pop del repertorio del duo, qui reso cupo e onirico dal suono di una fisarmonica. Allo stesso modo l’organo catapulta “The Lamb (Variant)” nella retorica gothic cinematografica, elevandone la potenza drammatica e descrittiva.

In queste varianti c’è più spazio per la voce di Cecilia Page, protagonista in primo piano della ipnotica ninna nanna di “Singing Camberwell Beauty (Variant)”, o al contrario puro strumento nella fiabesca “Two (Variant)”, due episodi tra loro diversi che hanno il pregio di evocare le glorie di band come Mellow Candle, Trees e le magie del Canterbury Sound. Infine, i quasi dodici minuti di “Positive Negative (Variant)” sono una delle digressioni psichedeliche più belle di questi ultimi anni: i cinque minuti originali sono diluiti al suono di tamburi oscillanti, armonie multistrato a base di tastiere ed effetti vocali, o echi folk che perdono la loro connotazione terrena, trasportando l’ascoltatore in una dimensione cosmica intensa e straniante.

A dispetto delle attese, “Variants” non è un album di remix. E' al contrario un disco intrigante, ricco di sviluppi e promesse per il futuro della band, un autentico colpo di classe di due musicisti dotati di raro talento.

(09/04/2019)



  • Tracklist
  1. We Come Willingly (Variant)
  2. Fruit Falls From The Apple Tree (Variant)
  3. Who Are The Strange (Variant)
  4. The Lamb (Variant)
  5. Black Eyes (Variant)
  6. Singing Camberwell Beauty (Variant)
  7. Two (Variant)
  8. Horratia (Variant)
  9. Positive Negative (Variant)


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