Cosey Fanni Tutti

Tutti

2019 (Conspiracy International) | post-industrial, dark-ambient, drone music

Christine Newby torna con un nuovo disco solista a firma Cosey Fanni Tutti, il suo secondo album in solitaria dopo “Time To Tell”, edito su nastro nel lontano 1983. Il lavoro, intitolato semplicemente “Tutti”, esce per Conspiracy International.  L’artista inglese è ormai una leggenda vivente e non dovrebbe aver bisogno di presentazioni. Coinvolta sin dagli anni Settanta nella controcultura radicale, Cosey Fanni Tutti nasce da una famiglia proletaria ma si appassiona ben presto, in maniera del tutto autodidatta, al mondo dell’arte, con preferenze verso Dada, surrealismo, Flux, Body Art e Mail Art sotterranea. Dal 1970 al 1973, partecipa assieme Neal “Genesis P-Orridge” Megson al sovversivo progetto artistico COUM Trasmission, il quale sfocerà nel 1976 in una mostra/performance all’ICA dal titolo “Prostitution”. L’esibizione genererà molto scalpore nell’allora perbenista società inglese. Vi sarà anche un acceso dibattito alla Camera dei comuni, con i Nostri accusati di essere “wreckers of civilisation” da un parlamentare britannico che voleva togliere i finanziamenti pubblici all’ICA.
Dalle ceneri dei COUM prenderà il via il progetto sonoro e controculturale Throbbing Gristle, che nasce quando Chris Carter, appassionato di elettronica e di sintetizzatori auto costruiti, si unirà agli ex-COUM, Genesis, Cosey Fanni Tutti e Peter Christopherson.

Nel frattempo, Cosey continuò a sperimentare con il proprio corpo le idee sovversive espresse nei suoi happening, anche attraverso una carriera come spogliarellista e prestando la sua immagine più intima a film e riviste pornografiche, tutto nel segno di un’indagine antropologica dei sordidi angoli pruriginosi della società dello spettacolo. Dopo la fine della missione dei Throbbing Gristle nel 1981, Cosey Fanni Tutti assieme a Carter diede vita al duo Chris & Cosey. I due artisti divennero i pionieri di un minimal synth perturbante e ansiogeno che influenzò significativamente una certa elettronica post-industriale per gli anni a venire. L'influenza del duo è ancora oggi ben presente in artisti giovani, come, ad esempio, i Boy Harsher
In seguito, la coppia si riunirà per breve tempo a Genesis e Christopherson nei rinati Throbbing Gristle e, successivamente, negli X-TG senza Genesis. Sotto il nome Carter Tutti, i due artisti porteranno avanti le loro esplorazioni elettroniche nel campo di una techno sperimentale, arrivando a collaborare con Nik Colk Void dei Factory Floor nel progetto Carter Tutti Void e riattualizzando, rielaborando e remixando il proprio lavoro degli anni Ottanta nell’album “Carter Tutti Plays Chris & Cosey”. Per il resto, potete leggerne i dettagli della lunga carriera dell'artista nella sua autobiografia “Art Sex Music”, pubblicata nel 2017.

Che cosa aspettarsi oggi da un album di Cosey Fanni Tutti? Paradossalmente, oggi i parlamentari britannici riescono benissimo da soli ad essere “wreckers of civilisation”, quindi non hanno più bisogno di certe provocazioni alla COUM Trasmission. A detta della stessa Newby, il mondo della pornografia è ampiamente industrializzato, accelerato e digitalizzato in chiave hi-tech da apparire un luogo molto più cinico, estremo e pericoloso di quanto lo sia stato negli anni Settanta. Di contro, nuovi moralismi e integralismi si affacciano all’orizzonte del “progresso” e quindi non si deve mai abbassare la guardia.

Cosey Fanni Tutti presenta otto tracce di paesaggi autobiografici tra techno, dub e drone music di stampo post-industrial. La qualità è alta, del resto buona parte della musica elettronica deve moltissimo al lavoro dei pionieri Throbbing Gristle e anche un lavoro solista come “Time To Tell” colpisce ancora oggi per la sua attualità e la sua preveggenza nei confronti di un’elettronica distopica e angosciante che anticipò i nostri tempi. La traccia omonima si apre all’insegna delle ultime sperimentazioni di Carter Tutti Void, musica da club anni Novanta mutata e irriconoscibile, mentre in un brano come “Hely” riaffiora ancora il fantasma evanescente dell’edonismo synth di Chris & Cosey (riletti da Carter Tutti). Solo in "Hely" la voce di Cosey riappare, riconoscibile ma sempre sfumata come in un sogno o un incubo lontano che verrà poi sommerso dalla dark-ambient di tracce come “Split” e “En”, due episodi degni del più classico Lustmørd e memori dei momenti ambient angoscianti di “Time To Tell”.
Poi vi sono anche le ritmiche sghembe e debordanti di “Drone”, i tribalismi esotici di “Moe” e persino un brano come “Sophic Ripple” che guarda con interesse a certa elettronica recente alla Roly Porter. Chiude il tutto, la traccia “Orenda”, che sembra vicina alle sperimentazioni rizomatiche di Drew Mc Dowall.

Nulla di nuovo e sconvolgente da un’artista nata nel 1951, che ha sempre sostenuto di guardare con sospetto all’accettazione da parte della critica benpensante. “Tutti” è piuttosto uno sguardo su quanto fatto in passato, un album con spunti interessanti per il presente e per un futuro che starà poi ad artisti più giovani coltivare, evolvere o distruggere, magari facendolo implodere su se stesso.

(22/02/2019)



Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.