Daniel Norgren

Wooh Dang

2019 (Superpuma) | alt-songwriter

Per un artista non è semplice farsi amare, soprattutto se il proprio percorso creativo, più che generare sogni e illusioni, mira a smantellarne la ragion d’essere. Ancor più difficile se ad essere oggetto di tal libello siano il sogno americano e le sue estensioni artistiche, come ad esempio la musica. Daniel Norgren è uno dei tasselli mancanti della musica folk-rock americana, forse perché lui non è affatto americano, ma svedese, anche se “Wooh Dang” è il perfetto esempio di album ispirato dalla liturgia poetica di Bob Dylan, dalla rabbia sorda di Neil Young, o dal nostalgico rock-blues alla Black Keys.
Peccato che Daniel Norgren non aspiri ad ammaliare i fan dei sopracitati artisti, anzi sembra quasi che voglia farsi beffe di tutti quei luoghi comuni che hanno reso l’America grande, anche nella sua esternazione musicale più nobile e autorevole. Il tacchino multicolore della copertina è già un segno di demitizzazione della tradizione, uno sberleffo grafico che anticipa il fascino surreale eppur ricco di passione della musica dell’artista svedese.

Registrato utilizzando un impianto analogico a 16 tracce, nella tranquillità rurale di una vecchia fattoria svedese, “Wooh Dang” è molto più autentico e viscerale di altri album americani che si vantano di rispolverare le radici. Norgren è più incline alle suggestioni di Blind Willie McTell: blues e rock’n’roll sono infatti materia aspra e ruvida con la quale egli modella canzoni potenzialmente accattivanti, ma poco inclini al compromesso, mentre la voce tagliente eppur profonda di Norgren non si ferma in superficie, ma scava sottopelle, forse per questi motivi non è stato citato in nessun consuntivo di fine anno.
“Wooh Dang” non è un disco ruffiano, anche quando potrebbe esserlo, il dialogo tra piano, voce e armonica di “The Day That´s Just Begun” e l’indiscutibile bellezza, quasi aliena, dei sei minuti di “The Flow”, non concedono neanche un ragionevole dubbio: Daniel Norgren non è un’altra meteora del firmamento cantautorale, ma una realtà con la quale prima o poi tutti dovremo fare i conti.

Il musicista svedese non disdegna umori avantgarde/ambient (“Blue Sky Moon”, “So Glad”), sa tenere tempi rock-blues senza immergerli in sonorità mainstream (“Dandelion Time”), conosce i segreti della miglior tradizione rock made in Usa (“Rolling Rolling Rolling”, “Let Love Run The Game”), ma soprattutto possiede quell’onesta intellettuale che spesso manca a quei musicisti autoctoni che dovrebbero comunicare alle nuove generazione l’autentica e viscerale natura del rock’n’roll.
Atipico, crudo, lievemente visionario, “Wooh Dang” non è disco amabile, ma per chi avrà la costanza e la tenacia necessarie per scardinare il muro di apparenti ovvietà, sono in serbo emozioni e suggestioni, la cui intensità difficilmente sparirà con il passare del tempo.

(28/02/2020)



  • Tracklist
  1. Blue Sky Moon
  2. The Flow
  3. Dandelion Time
  4. The Power
  5. Rolling Rolling Rolling
  6. So Glad
  7. Let Love Run The Game
  8. The Day That´s Just Begun
  9. When I Hold You In My Arms
  10. Wooh Dang




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