Falz

Moral Instruction

2019 (Bahd Guys) | afrobeat, hip-hop

Venticinque minuti per scuotere le fondamenta del sistema politico, religioso e culturale della Nigeria. Nel terzo album di Falz, rapper proveniente da Lagos che si sta ritagliando un ruolo di primo piano nella scena hip-hop nigeriana, non c’è posto per politici corrotti, pastori ipocriti, media asserviti al potere e arrivisti che per denaro ammazzerebbero il proprio fratello. Una critica feroce di un paese che appare incapace di reagire ai problemi che lo affliggono, vittima come è di corruzione e abusi di potere, senza una reale spinta verso il cambiamento da parte di chi avrebbe i mezzi culturali per promuoverlo.
Un disco come “Moral Instruction” suona quasi come una chiamata alle armi nel contesto frivolo e lascivo della scena musicale locale. Mentre quasi tutti i rapper del panorama trap e afrobeat si limitano a scimmiottare i loro colleghi statunitensi, ignorando in larga misura le problematiche circostanti, Falz si fa carico dell’onere quanto mai gravoso di condannarle una per una, quasi fosse un insegnante in un ipotetico corso di civiltà e umanità in Nigeria. Un coraggio che ha portato molti critici in patria a scomodare paragoni con sua maestà Fela Kuti, di cui peraltro il disco è pieno di rimandi, citazioni e sample.

Musicalmente il disco indovina una felice combinazione tra il classico suono afrobeat, ottenuto sia attraverso campionamenti che parti strumentali suonate, e una moderna produzione hip-hop dai toni asettici e abrasivi. Le percussioni ossessive condite da cori tribali fanno da sfondo all’iniziale “Johnny”, invettiva contro gli atti di brutalità della polizia che, se tematicamente è associabile a Kendrick Lamar, musicalmente porta l’inconfondibile marchio afro. “Follow Follow” campiona Fela Kuti, distorcendo la sua celebre “Zombie” in un caleidoscopio di sovraincisioni e loop, per un brano che condanna l’omologazione e il materialismo della società nigeriana. “Hypocrite” è uno dei momenti più toccanti dell’album, con la bellissima voce di Demmie Vee, artista r’n’b locale, a intonare un ritornello che denuda l’ipocrisia con cui l’elettorato nigeriano critica i problemi del paese, per poi non far sentire la sua voce quando è il momento di farlo. Il singolo “Talk”, accompagnato da un delizioso video ambientato in un videogioco della console SEGA Genesis, è il momento più elettronico del disco, con una produzione non troppo distante dal Kanye West di “Yeezus”.
C’è spazio anche per la critica alla religione di “Amen” (musicalmente uno dei pezzi più deboli), la blueseggiante “Paper”, sulla sete di denaro che porta la gente a commettere i crimini più atroci, e la coloratissima “E No Finish”, dal punto di vista della produzione uno dei brani più interessanti, con una marea di microsuoni che si interpongono nella base strumentale.

E’ evidente come, pur con certi difetti, Falz abbia profuso uno sforzo ammirevole per produrre “Moral Instruction”, come si può evincere dal curatissimo artwork, realizzato, nemmeno a farlo apposta, da Lemi Ghariowku, autore delle copertine dei dischi di Fela Kuti. Un bel segnale anche questo, se si considerano la peculiarità e l’originalità che storicamente le copertine dei dischi nigeriani hanno avuto.
Diffidate dei consigli che Pitchfork e soci vi possono dare in materia di musica nigeriana, spesso e volentieri distanti dai gusti del pubblico locale (vedi il recente endorsement a Obongjayar, artista anche bravo ma del tutto irrilevante in patria). Il vero disco nigeriano dell’anno è questo.

(27/03/2019)



  • Tracklist
  1. Johnny
  2. Follow Follow
  3. Hypocrite
  4. Talk
  5. Amen
  6. Brother's Keeper
  7. Paper
  8. E No Finish
  9. After All Said And Done




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