Fast Animals And Slow Kids

Animali notturni

2019 (Warner) | alt-rock

Ci vuole coraggio a dire ciò che si pensa. Quel coraggio i Fast Animals And Slow Kids lo trovavano sei anni fa, passando da "Cavalli" a "Hỳbris" e smentendo se stessi per autodeterminarsi. Ci riprovano oggi, a tre album di distanza. Con "Animali notturni" mischiano le carte e ne aggiungono di nuove, preannunciando già dal titolo che il loro lavoro più immediato è anche quello più oscuro, più cupo. Diretto e lineare, "Animali notturni" è ordinato perché racchiude l'ordine della notte, l'ordine del formato-canzone (strofa-ritornello, senza alcun complesso di inferiorità) e l'ordine del suono, che curato come ora non lo è stato mai.

Le mani di Cantaluppi (Thegiornalisti, Ex-Otago, Bugo) - le più chiacchierate dell'indie nostrano - sono ferme come quelle di un chirurgo sapiente, che opera passo dopo passo, con l'obiettivo saldo in mente. È quindi anche grazie a lui che "Animali notturni" è un album compatto, prodotto egregiamente e suonato bene. Talvolta è diretto come un pugno in faccia, talvolta come un calcio nella bocca dello stomaco, tanto che ascoltandolo viene da chiedersi se il sapore del dolore rimanga sempre lo stesso o cambi a seconda dell'origine: la solitudine ("Animali notturni", "Cinema"), l'ego(t)ismo ("L'urlo"), la consunzione di un amore ("Dritto al cuore", "Non potrei mai"), tutti temi già cari ai Fast Animals and Slow Kids, ora declinati in un linguaggio differente.

Nella metà migliore dell'album la chitarra e il piano di "Cinema" squarciano il silenzio come una canzone dei National. "Ho solo due emozioni", canta Matt Berninger in "Don't Swallow The Cap", "paura prudente e trapassata devozione". Su quella stessa paura Aimone Romizi sembra gettarci sopra le parole di "Radio Radio", un altro sincero manifesto d'intenti, gemello eterozigote di quello contenuto in "Canzoni tristi", che con poche parole racconta tanto di "Animali notturni" ("sai/ per tanti anni/ pensavo fosse alternativo fare il punk/ ma oggi/ ho trent'anni/ vorrei soltanto dire quello che mi va").
Perderanno un po' di fedeli, i Fast Animals And Slow Kids, e ne conquisteranno molti altri, che forse alle note di "Coperta" o "Combattere per l'incertezza" si sarebbero messi le mani nelle orecchie, ma che ora potrebbero sorprendersi nell'osare, curiosando tra le discografie di Japandroids, Death Cub For Cutie, The Replacements e Bruce Springsteen.
La chitarra non se n'è andata, ma più che sconquassare stavolta disegna forme complesse, come nel florilegio chitarristico di "Novecento", ballata da sipario, che parte un po' come facevano i Travis per poi arrampicarsi su passaggi armonici da maggiore a minore che i perugini sembravano non aver mai percorso prima d'ora.

Con "Animali notturni" - primo passo insieme a una major - i Fast Animals And Slow Kids continueranno a far vibrare i locali. La title track, oltretutto - urgente supplica per l'iniziazione di un nuovo rito collettivo - sembra scritta proprio per essere suonata dal vivo ("siete qui davanti/ vorrei sentire il vostro abbraccio/ se ci teniamo ancora a questi instanti/ fate un passo avanti/ un altro avanti"); un inno per urlare che il rock è ancora vivo, per illudersi che il tempo sia solo una costruzione dell'uomo. Un tentativo come un altro, l'ennesimo, per non sentirsi mai più soli.

(11/05/2019)



  • Tracklist
  1. Animali notturni
  2. Cinema
  3. L'urlo
  4. Non potrei mai
  5. Dritto al cuore
  6. Canzoni tristi
  7. Un'altra ancora
  8. Demoni
  9. Radio Radio
  10. Chiediti di te
  11. Novecento




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