Fat White Family

Serfs Up

2019 (Domino) | psych-rock, alternative

Sono state poche, ultimamente, le band capaci di smuovere le acque in ambiti artistici diversi e in fazioni creative poco affini. Tra di esse i Fat White Family sono senza dubbio i più titolati a rappresentare questi anni caotici.
Ad alimentare la loro fama hanno contribuito le folli e devastanti esibizioni degli esordi, contrassegnate dallo scorrere di fiumi di droga e da testi grezzi e violenti. Pedofilia, dittatori, serial killer, stupratori, omosessuali e prostitute sono il lievito madre dei loro testi. Senza dimenticare la commemorazione della morte di Margaret Thatcher con lo striscione “The Bitch Is Dead”, che per molti versi ha creato un legame con i Sex Pistols di “God Save The Queen”, anche se i Fat White Family sono più i moderni Clash che gli eredi di John Lydon.
A questa intemperanza ideologica corrisponde un’altrettanto spontanea e intelligente forma sonora, ora arricchita da nuovi elementi stilistici, frutto della fuga della band da Londra verso Sheffield.

Non sono stati facili gli anni trascorsi dal folgorante esordio “Champagne Holocaust” ad oggi. Saul Adamczewski ha cercato nuovi equilibri artistici con il side-project Insecure Men, ha affrontato i problemi di dipendenza dalla droga, dopo essere stato allontanato forzatamente dai suoi compagni di ventura, mentre l’instabilità economica ha costretto tutti a uno stile di vita sciatto.
Neanche la vittoria ai Philip Hall Radar Award ha portato fortuna alla band, costretta a pubblicare il secondo album in autonomia e senza una distribuzione adeguata. Per fortuna ci ha pensato la Domino a ridare fiducia e completa libertà espressiva alla formazione inglese, quindi i mezzi necessari per la realizzazione del nuovo album.

Inutile dire che “Serfs Up” è uno dei dischi più chiacchierati del momento: il fascino dei Fat White Family è di quelli destinati a lunga vita. D’altronde aver messo insieme Fall, Cramps, Rocky Erickson e Bruce Springsteen nello stesso calderone non è impresa facile, e se i risultati sono quelli che emergono dall’ascolto di questo nuovo capitolo, c’è da sperare in un futuro ancora ricco di sorprese.
In questo eccitante capitolo confluiscono tutte le anime dei musicisti, anche quelle coinvolte nei due progetti collaterali, ovvero i The Moonlandingz e gli Insecure Men.
Il tutto immerso in sonorità lussuose e ricche, tra inedite forme di epicità armonica, citazioni di lounge ed exotica, tempi ballabili ricchi di groove funky, una verve glam e una tensione elettro-industrial alla Cabaret Voltaire/Suicide che è il vero elemento di novità di “Serfs Up”.
Ancor più che in passato, la qualità della musica è sufficientemente autonoma, quindi particolarmente apprezzabile, al di là del continuo gossip sulle stranezze e schizofrenie della band. Ad onor del vero molto è cambiato nelle sempre incandescenti esibizioni live: il gruppo ha bandito acidi ed eroina in favore della più salutare erba.

Che questo ritorno in scena avesse le caratteristiche di un definitivo statement della band, era già evidente dal prezioso singolo “Feet” che con il suo trascinante ed epico groove psych-symphonic-funk-glam ha messo subito in chiaro che questa volta il gioco si era fatto serio.
“Serfs Up” è un album trasgressivo ma estremamente raffinato. I Fat White Family non usano l’ironia come arma di seduzione, piuttosto stravolgono l’estetica glam per avventurose miscele di stili. Questo avviene nel funk-tribal-psych-dance di “Fringe Runner” e nella epica cavalcata disco di “Tastes Good With The Money“, che si avvale della preziosa collaborazione di Baster Dury (figlio del più noto Ian).
Non puntano a piacere o a soddisfare le attese del pubblico i ragazzi inglesi, quanto a realizzare tutti quei sogni rimasti in sospeso dopo l’eccitante esordio. Le fusioni di stili e suggestioni sono troppo intense per essere descritte con poche parole.
Non basta infatti sottolineare la stupenda tensione elettro-wave di “I Believe In Something Better”, né paragonare “Vagina Dentata” a un potenziale remix di un brano di David Sanborn in salsa psych, né tirare in ballo i Black Box Recorder, discorrendo del vellutato groove sinfonico di “Rock Fishes”, per descrivere tutte le sensazioni contenute in "Serfs Up". In questo nuovo inventario di suoni e suggestioni i Fat White Family si muovono furtivi anche tra sonorità languide a tempo di reggae (“Kim’s Sunsets”) e finezze orchestrali alla Cockney Rebel in “Oh Sebastian”: il brano più morbido mai scritto dalla band, che è in verità un tributo alle atmosfere dei Commodores.

Attenzione però ai testi, perché anche le canzoni apparentemente più innocue sono ricche di feroci e sarcastiche osservazioni sociali e politiche. Questo aspetto meriterebbe un’altra lunga digressione critica, sulla quale in questa sede è meglio soprassedere per motivi di spazio e di pazienza da parte dei lettori. Ma sono sicuro che molti approfondiranno personalmente questo importante elemento di "Sefs Up", uno dei dischi più potenti e ambigui dell’anno in corso.

(14/05/2019)



  • Tracklist
  1. Feet
  2. I Believe In Something Better
  3. Vagina Dentata
  4. Kim's Sunsets
  5. Fringe Runner
  6. Oh Sebastian
  7. Tastes Good With The Money
  8. Rock Fishes
  9. When I Leave
  10. Bobby's Boyfriend






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