Fennesz

Agora

2019 (Touch) | ambient/drone

L’ormai discontinua produzione in studio di Christian Fennesz prosegue nello spirito dell’ultimo romantico suo connazionale, il leggendario Gustav Mahler, già tributato coi suoi saturanti remix dal vivo. Entrambi, a ben vedere, si sono adoperati nel portare alla luce interi mondi sonori ascoltando la propria interiorità anziché il mondo esterno, del quale l’artista sensibile carpisce i tratti essenziali per poi ricrearlo a occhi chiusi e cuore aperto, senza l’assillo di una pedissequa aderenza al soggetto.

Ma se da un lato il grande compositore e direttore d’orchestra – riscoperto e “santificato” soltanto dopo la sua morte – si è sempre spinto oltre i propri limiti sino ai sofferti e trascendentali esiti del “Das Lied von der Erde” e della Nona Sinfonia, dall’altro Fennesz ha nel tempo delimitato i contorni di un proprio distintivo “classicismo”, ben rappresentato in particolare nel precedente “Bécs”, distante cinque anni dal presente ritorno alla storica Touch.

Pur confermando le coordinate espressive degli ultimi anni, i quattro brani coerentemente raccolti in “Agora” sono originati da condizioni simili a quelle degli esordi sperimentali dell’artista austriaco. Ritrovatosi per qualche tempo senza il suo regolare studio, Fennesz ha dovuto trasferire la strumentazione nella sua abitazione viennese e, una volta allestito l’essenziale, ha registrato alcune tracce nel completo isolamento delle sue cuffie. È un’immagine intima e fortemente legata all’essenza del fare artistico, pratica eminentemente privata di immaginazione e susseguente messa in atto, avulsa dalla percezione e dall’attenzione di altri soggetti.
Quel che ne risulta è uno tra i viaggi più immersivi sinora prodotti da Fennesz, tanto elementare quanto evocativo nel suo fulgido espressionismo sonoro. Come delicate stratificazioni cromatiche di una superficie affrescata, egli quasi sempre giustappone linee armoniche ad altre più aspre e incolori: sono le due anime della sua chitarra elettrica, la cui ombra si trascina dietro il pizzicato delle corde al pari di una spuma evanescente.

Oggi lo stupore esperienziale di “Agora” – e con particolare riferimento proprio al riduzionismo della title track – potrebbe sembrare quasi ordinario o addirittura vagamente inattuale, ma soltanto perché il suo stesso fautore ha indicato per primo, sin dagli anni Novanta, le coordinate della musica atmosferica a venire, della quale torna immancabilmente a offrire un mirabile saggio.
Per inciso va aggiunto che, a dispetto della genesi in muta solitudine, la diffusione ad alto volume con un impianto sonoro di qualità fa tutta la differenza nel favorire lo sconfinamento di un paesaggio sonoro assai più ricco di sfumature e dettagli di quanto inizialmente possa sembrare.

(29/03/2019)

  • Tracklist
  1. In My Room
  2. Rainfall
  3. Agora
  4. We Trigger The Sun
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