Flying Lotus

Flamagra

2019 (Warp) | cosmic soul, fusion

Cinque anni dopo il contraddittorio “You’re Dead”, il loto volante torna in scena alla sua maniera: un video surreale (è anche un po’ banale) con sua maestà David Lynch, ben quattro singoli d’anticipo, nove collaborazioni eccellenti (Anderson .Paak, George Clinton, Yukimi Nagano, Ishmael Butler del duo Shabazz Palaces, Solange, Tierra Whack, Denzel Curry, Toro Y Moi e il fidatissimo Thundercat) per un totale di ventisette tracce.
L'uscita di “Flamagra” è quindi preceduta dagli immancabili fuochi d’artificio che ne annunciano la portata. Un disco ancora una volta magniloquente, totalizzante, sfuggente, ma soprattutto estremamente ambizioso. Nell’ultimo lustro, il nipotino d’arte - FlyLo è il pronipote di Alice Coltrane e di suo marito John, ed è cugino del musicista Ravi Coltrane, nonché nipote della cantante e cantautrice Marilyn McLeod (celebre per aver scritto “Love Hangover” di Diana Ross) - ha ulteriormente espanso la propria visione cosmica, infarcendola con una vocazione jazz ormai divenuta l'asse portante di uno stile che si nutre a getto continuo delle lezioni dei sopracitati avi e dei pionieri Madlib, J Dilla ed Edan.

A delineare l’anima dell’opera è un ventaglio di suggestioni a dir poco articolatissimo. Un caleidoscopio anche visivo, con la copertina raffigurante una fantasiosa fabbrica sotterranea mossa dallo sguardo Ellison e dalla quale si solleva una colonna di fuoco che si spinge verso il cielo stellato di un pianeta imprecisato, dividendo a sua volta in superficie le anime dannate da quelle beate, mentre una piccola colomba bianca si solleva in volo. L’artwork contiene spunti cosmici tra i più disparati: dalla nebulosa Iride a quella di Orione, passando per la nebulosa Nord America a emissione visibile nella costellazione del Cigno.
L'attrazione per il fuoco e un'accecante cosmogonia sono dunque i protagonisti indiscussi del concept. Per Steven Ellison le fiamme hanno sostanzialmente un duplice potere: annientare e generare. E così prendono il largo concetti come la morte e la creazione. La caduta e la rinascita. Ed è proprio in questo costante dualismo che il compositore losangelino sguazza con i suoi consueti poliritmi, ai quali seguono puntuali effusioni jazzistiche e contorsioni d’ogni sorta. Un melting pot da quantificare nel suo complesso, in quello che resta pur sempre un puzzle sonoro tanto intimo, quanto surreale.

Ellison sguinzaglia la propria verve già dal trittico iniziale: “Heroes”, “Post Requisite” e “Heroes In A Half Shell” sono una sorta di viaggio stellare in salsa electro-jazz. A dar man forte al decollo, sono le corde del multistrumentista californiano Miguel Atwood-Ferguson che spuntano qui e là, tra un battito caldo e un'accelerazione ritmica sostenuta. Ma il primo ospite eccellente è innanzitutto Anderson .Paak, chiamato per dar voce a “More” mediante una serie di concise riflessioni sull’ossessione della cultura moderna per la propria immagine, mentre sullo sfondo si animano cori femminili sintetizzati ad hoc e partiture fusion calibratissime. Segue base hip-hop da due minuti scarsi (“Capillaries”) su piano (ne troveremo diverse lungo il cammino), a precedere la salita in cattedra di George Clinton in “Burning Down The House” per una traccia che vede come co-autori anche Brandon Coleman e Thundercat. E non è affatto un caso che il brano sembri uscito fuori da un disco di quest’ultimo, visto il passo cadenzato e il basso pulsante che schizzano a destra e manca, mentre Clinton narra di fuochi interiori che mai nessun tempo potrà spegnere. Quella di Ellison, è in sostanza una presa di coscienza matura sull’inevitabilità delle cose, sul tempo e i suoi effetti collaterali.

Ben altra direzione è invece intrapresa nelle traiettorie ipnagogiche (!) di “Spontaneous”, che si avvale della voce di Yukimi Nagano dei Little Dragon. Le percussioni folli e accesissime del fratello maggiore di Thundercat, Ronald Bruner Jr., entrano in scena negli oltre cinque minuti della strumentale “Takashi”, traccia tra le più briose del lotto. I toni inafferrabili di “Cosmogramma” tornano ad animare gli umori di Ellison nella brevissima “Pilgrim Side Eye”, quasi a voler annunciare l’improvviso cambio di tono di “Yellow Belly”, episodio che vede protagonista la giovane rapper Tierra Whack, tra un “Yeah, yeah, yeah, yeah” e versi provocanti quali “I'm a firm believer, Bible reader, very eager brain feeder/ Heard you need a visa, don't desert your leaders/ Rare like a purple beetle, I'm Teresa, nice to meet ya/ Bye Felicia, diarrhea, I'ma die just like Aaliyah/ In the sky, I'm so high, everyone looks up to me”, con il ritmo che diventa via via sempre più sconnesso.

In "Black Balloons Reprise", il mood muta ancora una volta, passando a una mescola rap dai contorni cinematografici. Non a caso, la traccia contiene un sample di "Ten Et Tiwa" di Alain Goraguer, compositore francese celebre per aver dato vita alla colonna sonora della pellicola d’animazione “Il pianeta selvaggio”, disegnata da Roland Topor per la regia di René Laloux. Una chicca impreziosita dalle bordate di Denzel Curry.
L’unico momento realmente poco ispirato è purtroppo quello che vede fondere il loto volante e David Lynch in una solfa ritmica alquanto sterile. Un giochino francamente evitabile, al netto della presenza di un pezzo da Novanta come Lynch.

Tra una sfumatura e l’altra, un intermezzo alieno e l’ennesima fascinazione jazzy di stampo cosmico con Sun Ra a fungere da guida suprema ("Actually Virtual" e, in particolare, “Andromeda”), “Flamagra” regala anche attimi di quiete siderale (“Remind U”), evidenziando l’inclinazione di FlyLo verso una certa spiritualità. Un’estasi che si ripete in “Find Your Own Way Home” e nel climax soulful generato con l’amico di sempre, quel Thundercat che continua ad accompagnare Ellison in ogni sua nuova avventura.
Nel finale, c’è spazio anche per un’intrigante fusione liquida con Toro Y Moi, in una ballata dal sound lunare ma dal piglio sbarazzino. Ma è soprattutto l'ipnotica distensione soul messa in atto con Solange in “Land Of Honey” a dare l’ultimo colpo di grazia estatico di un album assolutamente riuscito.
In definitiva, FlyLo ha dimostrato di essere ancora una volta un visionario coraggioso e cosciente del proprio sterminato background. Un disco che potremmo definire come la colonna sonora ideale di un’improbabile pellicola blaxploitation in salsa sci-fi. Un mix dunque unico e assolutamente entusiasmante.

(25/05/2019)

  • Tracklist
  1. Heroes
  2. Post Requisite
  3. Heroes In A Half Shell
  4. More feat. Anderson .Paak
  5. Capillaries
  6. Burning Down The House feat. George Clinton
  7. Spontaneous feat. Little Dragon
  8. Takashi
  9. Pilgrim Side Eye
  10. All Spies
  11. Yellow Belly feat. Tierra Whack
  12. Black Balloons Reprise feat. Denzel Curry
  13. Fire Is Coming feat. David Lynch
  14. Inside Your Home
  15. Actually Virtual feat. Shabazz Palaces
  16. Andromeda
  17. Remind U
  18. Say Something
  19. Debbie Is Depressed
  20. Find Your Own Way Home
  21. The Climb feat. Thundercat
  22. Pygmy
  23. 9 Carrots feat. Toro y Moi
  24. FF4
  25. Land Of Honey feat. Solange
  26. Thank U Malcolm
  27. Hot Oct.

 



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