Foals

Everything Not Saved Will Be Lost (Part 1)

2019 (Warner Music Uk) | indie-rock, art-rock, dance-punk

Delle minacciose - ma dannatamente trendy - palme dal folto fogliame rosa adombrano, quasi inghiottiscono un palazzone alto-borghese d'altri tempi. È lo scenario post-apocalittico scelto dai Foals per la copertina (ancora una volta splendida) della prima parte di quello che sin dagli intenti è il loro lavoro più ambizioso. Un concept album diviso in due parti sulle minacce cui la contemporaneità espone noi e il nostro pianeta, colmo di paure, sos e cantati febbrili - la seconda, preannunciata come più chitarristica e brutale, arriverà il prossimo autunno.

Sonicamente, "Everything Not Saved Will Be Lost (Part 1)" si muove nel solco segnato dai due dischi precedenti. Lavori che, pur non rinunciando ai ritmi sincopati e agli stop and go chitarristici tipici del math-rock, avevano orientato queste caratteristiche alla forma-canzone e alle posizioni alte delle chart inglesi. Obiettivo raggiunto egregiamente con entrambi i dischi, ma che aveva registrato in "What Went Down" un calo della qualità rispetto al loro capolavoro del 2013 intitolato "Holy Fire".

Si parte con "Moonlight", una breve e accorata invocazione lamentata da Yannis con il capo ritorto verso la luna. È insieme all'ipnotica e sperimentale "Cafè D'Athens", dove il cantato si trascina in un labirinto di percussioni scintillanti, uno dei rari momenti più ritmicamente rilassati del lotto. Per il resto si tira il fiato molto di rado, si tratti di indie rock rutilanti come "Exits" e "White Onions" come della funkosa "In Degrees", pezzo tutto da ballare che ricorda addirittura i !!!. Sia in quest'ultima che nell'ammaliante "Syrups", dove piazza un giro ipnotico e originale, il cantante di origini greche non fa rimpiangere l'allontanamento del bassista Walter Gervers. Nel prossimo tour Gervers verrà sostituito da un altro matematico esperto in incastri ritmici impossibili, Jeremy Pritchard degli Everything Everything.

"Sunday" è due canzoni in una, prima ballad scritta apposta per spaccare il cuore delle fan, poi, d'improvviso bomba electro. Un brano ibrido che ricorda le mutazioni dance in corso d'opera sperimentate dagli Stone Roses in "I Am The Resurrection" e poi dai Franz Ferdinand in "Lucid Dreams". Senza però perdere un briciolo in termini di personalità e riconoscibilità, grazie al tradermark del canto sguaiato di Philippakis. Chiusura tra la polvere di stelle con una mesta ballata pianistica intitolata "I'm Done With The World (& It's Done With Me)" dal retrogusto un po' Coldplay.

Non siamo all'altezza di "Holy Fire", ma un passo in avanti rispetto alla scrittura un po' appesantita di "What Went Down" è stato certamente registrato. Aspettiamo con impazienza la "Part 2" per vedere se e come le grandi ambizioni del progetto saranno appagate. Sicuro è che, con una continuità del genere, i Foals sono ormai un'istituzione e uno degli ultimi baluardi dell'indie chitarristico made in Uk.

(12/03/2019)

  • Tracklist
  1. Moonlight
  2. Exits
  3. White Onions
  4. In Degrees
  5. Syrups
  6. On The Luna
  7. Cafe D'Athens
  8. Surf Pt.1
  9. Sunday
  10. I'm Done With The World (& It's Done With Me)


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