Front Line Assembly

Wake Up The Coma

2019 (Metropolis) | electro industrial

Il 2018 è stato molto intenso per i Front Line Assembly, un anno cominciato nel peggiore di modi con la scomparsa prematura di Jeremy Inkel (membro in pianta stabile del gruppo fin dal lontano 2005). Poi una lenta risalita con tante importanti novità, a cominciare dall’uscita del disco strumentale “WarMech” (realizzato appositamente per il videogioco “AirMech Wastelands”). In seguito il progetto canadese si è concentrato sulle ultime rifiniture di questo come-back atteso quasi sei anni (“Echogenetic” ci riporta infatti al 2013), senza comunque trascurare una discreta attività live che ha visto i nostri imbarcarsi in un tour di successo con i veterani tedeschi Die Krupps, una serie di date che (ovviamente) non hanno toccato il suolo italico.

“Wake Up The Coma” segna un ritorno molto importante, soprattutto perché negli ultimi anni la seminale scena electro-industrial nordamericana non ha trovato un costante punto di riferimento come invece era accaduto nei decenni precedenti: per Bill Leeb e soci questo lavoro apre nuove finestre che in questo caso sono incarnate da tante collaborazioni e contaminazioni, l’ennesima tappa di un percorso coerente che in oltre trent’anni di carriera non ha mai snaturato l’essenza della band. L’evoluzione di un suono che guarda avanti senza mai rinnegare le radici.
“Eye On You” l’abbiamo ascoltata già da tempo: è un singolo molto dinamico e muscolare in cui la deriva Ebm si affaccia più volte nel tessuto elettronico (a tal proposito la presenza come ospite di Robert Görl dei DAF è piuttosto eloquente). La successiva “Arbeit” gioca sul beat sincopato e rimette ancora una volta in circolo le sensazioni di cui sopra, prima di un refrain nel quale il vocoder prende il sopravvento, trascinandoci nei consueti scenari apocalittici targati Front Line Assembly.

Bill Leeb è originario di Vienna, forse anche per questo motivo nel disco è presente una curiosa quanto spiazzante cover di “Rock Me Amadeus” del culto austriaco Falco, l’autore di questo inno divenuto un tormentone durante gli anni Ottanta. Il risultato non è poi così differente dall’originale e forse per questo neppure troppo coinvolgente, un episodio slegato dal contesto generale in cui convincono a metà pure le vocals rappate dell’ospite di turno, Jimmy Urine del combo electropunk Mindless Self Indulgence. Risaliamo subito la china con l’atmosferica “Tilt”, un valido biglietto da visita che ci catapulta nella splendida “Hatevol”, permeata da un retrogusto cyber-punk che ci riporta indietro fino ai grandi classici realizzati dalla combriccola di Vancouver.

“Proximity” e “Living A Lie” sono dirette e incalzanti, la prima più introspettiva e oscura, la seconda maggiormente pompata e danceable, ma solo con la successiva title track l’album abbraccia ulteriori prospettive, a sorpresa infatti l’ospite dietro al microfono è Nick Holmes dei Paradise Lost: il pezzo, molto melodico, sembra provenire da un disco come “Host” (ricordate quando il gruppo britannico si piegò al synth-pop depechemodiano?), pur con una base elettronica qui più nevrotica e distorta in cui si avverte il solito tocco magico di Rhys Fulber (già in passato produttore per la storica band di Halifax: il cerchio quindi si chiude alla perfezione).
“Mesmerized “ e “Negative Territory” lasciano buoni ricordi nonostante suonino come (ottimi) esercizi di stile, decisamente più trascinante è invece la seguente “Structures”, ennesimo passaggio elegante e cristallino nel quale la potenza del suono elettronico trova la giusta alchimia con le fosche tinte industriali tipiche dei Front Line Assembly.
L’epilogo (“Spitting Wind”) è affidato alla calda performance di Chris Connelly (Revolting Cocks/Cocksure), un passaggio che si muove sinuoso tra bagliori di matrice wave e un’eco che riporta in mente persino il Bowie più sperimentale e avanguardistico.

C’è tanta carne al fuoco, in “Wake Up The Coma”, forse anche troppa per chi si aspettava solo un nuovo disco dei Front Line Assembly: ma la qualità ancora una volta dà ragione a questi indomabili canadesi, riportando al centro del villaggio un marchio che persino nel 2019 colpisce il bersaglio senza mostrare segni di cedimento, praticamente un monito per le giovani leve che vogliono apparire originali a tutti i costi. I Front Line Assembly ci riescono sempre, anche con il loro lavoro più eclettico e stratificato, da assimilare con attenzione, ascolto dopo ascolto.

(19/01/2019)

  • Tracklist
  1. Eye On You
  2. Arbeit
  3. Rock Me Amadeus
  4. Tilt
  5. Hatevol
  6. Proximity
  7. Living A Lie
  8. Wake Up The Coma
  9. Mesmerized
  10. Negative Territory
  11. Structures
  12. Spitting Wind


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