Giorgio Poi

Smog

2019 (Bomba Dischi) | songwriter, indie-pop

Ricapitoliamo: nel 2018 Giorgio Poi suona le chitarre nel nuovo disco - e nelle date estive - di Calcutta; fa da mentore artistico a De Leo per "La Malanoche"; partecipa alla hit "Missili" con Frah Quintale e a "Camel blu" del trasteverino Carl Brave; scrive un brano per Luca Carboni e, dulcis in fundo, d'estate gira gli States con i Phoenix (tant'è che cantano "Lovelife" con tanto di strofa in lingua italiana). È stato decisamente l'anno più intenso del cantautore di Novara, ma cittadino del mondo poiché ha vissuto tra la Toscana, Londra e Berlino (e lo sa solo lui in quali altre città).
Nel 2019, non contento delle chiamate ricevute da numerosi colleghi, suona chitarra e basso in "Stanza singola" di Franco126; contribuendo anche qui con un tocco sontuoso al sound già collaudato dal fido produttore romano Stefano Ceri “wax”. Il giorno prima del lancio di "Vinavil", singolo che anticipa "Smog", Giorgio Poi ha avuto la bizzarra – e rischiosissima - idea di chiamare a raccolta i fan in una chat whatsapp con lo scopo di fargli domande sul disco e bizzarrie varie. E dunque: cosa rappresenta "Smog" per Giorgio Poi, attesissimo ritorno dopo il suo acclamato "Fa niente"? Alle dovute conclusioni arriveremo più tardi.

La luna di miele e il cielo di creta
mi piace la Grecia e l'odore che ha

"Non mi piace viaggiare" apre il disco nella maniera più incisiva: mette in fila tutti i mezzi di locomozione come rinuncia al viaggio, ma facendone emergere l'immobilità salgariana come mero strumento di evasione; una condizione in cui si ritrovano molti ragazzi dell'ultima generazione. Perché in fondo “viaggiare per distruggere il mondo/ no oh oh”. Questa prima traccia detta quella che sarà la linea sonora del disco: un indie-pop meno sostenuto, ma con delle atmosfere distese rispetto al più accelerato e psichedelico album d'esordio. "Ruga fantasma" è un ritratto della nostra rassegnazione davanti all'inesorabile scorrere del tempo, dei solchi sul viso (la ruga fantasma del titolo) di chi si intristisce con la fine della primavera ("La spiaggia non ti piaceva/ restavi sotto l'ombrellone/ con la maglietta fino alla sera/ oppure no"). Mentre "Solo per gioco" si manifesta come una ballad sinuosa quanto dolorosa ("Quando ti accorgi/ di stringere forte/ il cuscino dentro la mano/ sorridi piano").

Un lago, se ho capito bene
è il riassunto del mare
dormire è la radice quadrata
di quando si muore
un iceberg è il fratello maggiore
di un ghiacciolo minore
ti giuro, io non ho paura di volare
ma paura di cadere

"Stella"fa parte della tripletta grandiosa (comprendente "Napoleone" e "Vinavil") che rifila Giorgio Poi. La prima citata, nonché la seconda a essere estratta dal disco, con un andamento che si fa via via più lento, prende un'improvvisa impennata di tastiere alla fine del primo ritornello. Il processo narrativo può essere accostato a quello del milanese Fabio Concato che, di fatto, va avanti per immagini e da una visione della vita sì immalinconita (più tenue rispetto allo spleen di "Ruga fantasma") ma dolce e trascinante al tempo stesso, come poteva esserlo un brano quale "Ti ricordo ancora" o "Tienimi dentro te". Da subito si intuisce che è tra gli episodi più felici del disco.
Per dirla alla Fitzgerald: "Tenera è la notte". Ed è proprio al richiamo della notte che non ci si può sottrarre, e vale anche per il protagonista di questo racconto "Napoleone", che si accende con una visione trasognante – ormai fattosi landmark di "Smog" - e dilatata maggiormente dall'uso delle tastiere. Un immaginario che anche qui si impone con un tono tra l'infantile e il fiabesco ("Fuori c'è un buio di lavagna/ e una luna di gesso").

Per noi che non dormiamo bene
Per me che non imparo mai
Per te che non ti sai spiegare
Quando ti chiedo come stai
Per essere contenti
Anche senza dirlo mai
Anche senza dirlo mai

"Vinavil" chiude il trittico che vale come uno scrigno: il primo singolo estratto (nel video un sentito omaggio al programma per ragazzi Art Attack) rende materiali – con l'ausilio della colla vinilica, cera e chitarra – i sentimenti che l'artista vuole raccontare; il finale tra sali e scendi è una montagna russa di emozioni assicurata. Il ritornello suona quasi come una preghiera rivolta a se stesso, ma soprattutto a chi, sovente, si concede ogni giorno qualche minuto di riflessione, e puntalmente si ritrova con il morale a pezzi. E qua interviene il cantautore, pronto a rimettere insieme i cocci dei nostri malumori e delle nostre esistenze.

Passato l'intro spettrale quanto d'impatto, la title track, si arriva a "Maionese" che, assieme a "Solo per gioco", fa parte delle parentesi meno memorabili dell'album. Ma la penultima traccia ha senz'altro colto nel segno con la sua estetica french-touch à-la Phoenix: chiaramente un'ispirazione per Poi, dopo che li ha seguiti negli Stati Uniti nella tournée estiva. "La musica italiana", in cui condivide il microfono con l'amico di etichetta Calcutta, è la pagina autobiografica di "Smog". Quanto può mancare a un emigrato italiano il cantautorato (del paese di provenienza) vecchia scuola nel grigiore londinese? Un crescendo di sintetizzatori, chitarra e voci che confluiscono in una chiusura trionfante che archivia un disco denso di umori.
A conti fatti: cosa simboleggia il secondo lavoro discografico del cantautore novarese? Un manifesto avvolto da un manto synth-pop di stampo mitteleuropeo, un manuale del sentimento e quello più immalinconito che ci tiene tutti sotto lo stesso tetto. "Fa niente", esempio fulgido di opera prima dalle nostre parti, era un vortice di suoni mediterranei e di situazioni (puramente biografiche) più frenetiche per via di una sezione ritmica più istrionica.

In "Smog" è pervasivo il tappeto sonoro di synth, eccezion fatta per "Vinavil" (almeno fino al vertiginoso finale). Sulle prime può spiazzare, se paragonato al suo esordio, fondamentale per conoscere appieno la cifra stilistica. Il passo qui affrontato non ha comunque precedenti per l'artista di casa Bomba Dischi, poiché si scrolla di dosso l'aura psichedelica e la nomea del “Mac DeMarco italiano” (progetti differenti) con un lavoro di cervello fino e con un'attenzione alle immagini evocative quasi da cartoon; tanto da firmarne addirittura il disegno e l'artwork. Il malessere e il sogno prendono qui vita come se fossero delle fiabe tutte da leggere.
Il pregio di Giorgio Poi è quello di non aver generato ad oggi una serie di epigoni o di finti proseliti. Il nome del cantautore dall'animo cosmopolita traccia, con un tiro più misurato e un cambio di registro sonoro/narrativo, un solco profondo nella canzone d'autore italiana.

(08/03/2019)

  • Tracklist
  1. Non mi piace viaggiare
  2. Ruga Fantasma
  3. Solo per gioco
  4. Stella
  5. Napoleone
  6. Vinavil
  7. Smog
  8. Maionese
  9. La musica italiana


Giorgio Poi su OndaRock
Recensioni

GIORGIO POI

Fa Niente

(2017 - Bomba Dischi)
L'ex-Vadoinmessico unisce la tradizione della canzone italiana allo psych-pop moderno

Live Report
Giorgio Poi on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.