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What Chaos Is Imaginary

2019 (Anti) | indie-pop

L’abbraccio dolcissimo posto in copertina dice molto sulle nuove intenzioni di Cleo Tucker e Harmony Tividad. Le due losangeline giungono al terzo disco in cinque anni stringendo a sé quanto finora mostrato, ossia un piacevole indie-pop condito qui e là di passaggi stranianti, lunatici, tra accordi vagamente surf-punk, timide alzatine di tono, trovate folk che una volta i più avrebbero definito da “cameretta” e l’immancabile carico di melanconia e disillusione.

“What Chaos Is Imaginary” nasce però da un amplesso sulla carta più intenso e segnala in alcuni punti intuizioni “fresche”. Non a caso, il duo californiano ha riunito a sé un nutrito gruppetto di musicisti: Ross Wallace Chait (batteria), Sammy Weissberg (chitarra), Roan Ma (chitarra), Maki Omori (violino) Joshua Gomberoff (viola), Isidora Nojkovic (violoncello). Un apporto che amplifica a dovere il sound scarno e in fin dei conti lo-fi dei primi lavori.

Tuttavia, ciò accade solo in alcuni tratti specifici. La voce di Cleo è, inoltre, ulteriormente più bassa e funge da contraltare al timbro fin troppo delicato della Tividad, così come i fantasmi di Beach House, Elliott Smith ((eloquente in “All Black Out”) e Ben Gibbard - versione solista -  spuntano come funghi tra una ballata e l’altra, una ninna nanna e un morbido fraseggio (“Hire”). La title track, posta nella seconda metà del piatto, riporta a sua volta a galla Sugar Plant e tutto il carrozzone post-Opal/Mazzy Star. Una canzone meravigliosa, senza dubbio il pezzo forte del lotto, con gli archi inebrianti e un battito più deciso a fungere da tappeto.

Direzione diametralmente opposta, quella che invece suggerisce la scarnissima “Hoax And The Shrine”, quasi una nenia acid-folk pescata da qualche cassetto perduto dei 70. Mentre gli episodi più spediti rievocano a volte il sopracitato Smith (“Swamp And Baby”), altre volte una sorta di Courtney Love sotto anestesia (“Lucy’s”) e nel finale salta addirittura fuori una vaghissima impronta shoegaze (“Roses”).
Quattordici canzoni a questo giro sono davvero troppe, e non mancano momenti poco convincenti, soporiferi sotto ogni punto di vista (“Josephs Dad” su tutte). Elementi che riducono il peso di “What Chaos Is Imaginary”, un lavoro che nel complesso delude, e a fine ascolto i piccoli (grandi) passi in avanti vagamente mostrati finiscono per sciogliersi come neve al sole.

(18/02/2019)

  • Tracklist
  1. Lucy's
  2. Stale Device
  3. Where You Sink
  4. Hire
  5. Pretty
  6. Chemical Freeze
  7. All Blacked Out
  8. Lucky Joke
  9. Minute In Your Mind
  10. What Chaos Is Imaginary
  11. Hoax and the Shrine
  12. Swamp and Bay
  13. Josephs Dad
  14. Roses
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