Glåsbird

Grønland

2019 (Whitelabrecs) | ambient, modern classical

La visione sfuocata di paesaggi reali, di città o regioni geografiche è da sempre un elemento importante della musica ambient, da Brian Eno in poi. Un aspetto che potremmo definire impressionista, che da sempre affascina musicisti che cercano di cogliere le note presenti nell‘ambiente stesso per riprodurle e ricrearle nella mente dell’ascoltatore. E’ una musica che riempie uno spazio nel modo più naturale possibile, senza che esso ne venga alterato perché è - in un certo senso - prodotta dall’ambiente stesso, insita e preesistente in esso. Non stravolge l’ambiente ma semmai ne potenzia la percezione, come a renderne più facilmente percepibili gli aspetti essenziali.

Vengono alla mente la pietra miliare “Music For Airports”, classico esempio di musica che riempie uno spazio, o anche il meno noto “Music For Museum” degli Air, come musica che entra in un ambiente per plasmarsi con esso in modo indissolubile, aggiungendo qualità che l’ambiente non possedeva in precedenza. La missione dell’ambient impressionista è invece diversa; è quella di estrapolare le qualità che esso ha già insite, potremmo dire in potenza, non esprimibili se non grazie alla "decodifica" del musicista (come nel recente “Agoraphonia”, senza però l’ausilio del field record).

La scelta di esplorare i paesaggi freddi e inospitali della Groenlandia non è nuova, in quanto le regioni estreme con i loro paesaggi desolati sono spesso stimolo per l’immaginario dei musicisti meno convenzionali. Dopo la pubblicazione del breve Ep "Drift Stations" (appena dieci minuti), “Grønland” si pone perfettamente nel percorso tracciato da Brian Eno della creazione di “un versatile catalogo di musica ambientale adatta a un’ampia varietà di stati d’animo e di atmosfere”. Glåsbird - nome di un progetto dietro cui si cela un musicista di cui non è noto il vero nome - grazie all’utilizzo di synth, archi (violini e violoncelli) e fugaci note di piano, pennella, con la sua tavolozza sonora, i paesaggi innevati e solitari come farebbe Monet nei suoi dipinti; visioni sfocate di scenari reali, ricordi vaghi che scompaiono nel tempo ma di cui si ricordano i tratti principali.

Ma quello che il progetto vuole evidenziare è soprattutto l’elemento emozionale e persino romantico della natura (gli affascinanti loop orchestrali di “Tundra”), le meraviglie di un paradiso incontaminato (i placidi tintinnii di “Björtskálar”) o i risvolti più onirici ai limiti del dormiveglia del morbidissimo piano elaborato della piccola perla ambient di “Hvítar Fjöll”. Musica che è sogno, ricordo, con un'urgenza ineludibile di trasporre in note le immagini che potrebbero sparire per sempre dalla memoria.

(23/03/2019)



  • Tracklist
  1. Gunnbjørn Fjeld
  2. Tundra
  3. Björtskálar
  4. Hvítar Fjöll
  5. Kaltsvið
  6. Norðurljós


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