Glen Hansard

This Wild Willing

2019 (Anti-) | songwriter

A poco più di un anno dall'ultimo album esce il quarto Lp da solista di Glen Hansard, preceduto dal singolo "Fool's Game": una chiara dichiarazione d'intenti da parte dell'artista di abbandonare la strada maestra dell'indie-rock melodico striato di venature folk che ha caratterizzato la sua carriera in passato. Difatti ci troviamo di fronte a un disco ambiziosissimo e del tutto scevro da dinamiche commerciali, scritto durante il soggiorno estivo all'Irish Cultural Center di Parigi, dove il nostro ha conosciuto i fratelli Khoshravesh, tre talentuosi musicisti iraniani che hanno contribuito in maniera decisiva a conferire garbate sonorità arabeggianti ad alcuni dei dodici brani proposti. Decisivo e tangibile anche il contributo dell'amico di vecchia data Javier Mas alla chitarra, direttamente prelevato dalla band di Leonard Cohen e presente in tutti i dischi da solista di Hansard.

"This Wild Willing" va senza dubbio catalogato come la classica "prova della maturità"; il cantautore irlandese trova la dimensione giusta per spogliarsi da ogni sovrastruttura artistica e "predisporsi selvaggiamente" verso l'ascoltatore, colpendolo direttamente al cuore come pochi musicisti sono capaci di fare al giorno d'oggi. E lo fa sviluppando un originalissimo songwriting sussurrato e intimista capace di accogliere in un unico abbraccio cosmico eleganti echi di world music assieme a sorprendenti derive psichedeliche e code dissonanti. Hansard rinuncia alla melodia facile e riduce al minimo i vocalizzi che sono stati il suo marchio di fabbrica per anni a favore di un impianto armonico straordinariamente sofisticato e policromato, intriso di strumentazioni etniche sovente accompagnate da calibrati accordi pianistici cupi e notturni.

Il singolo d'uscita, dicevamo, è un moderno e accorato "elogio della follia", quale unico motore del sentimento primigenio che governa ogni cosa (Che cosa c'è, infatti, di più coerente della follia che canta le proprie lodi?); il cantato sommesso, che ricorda l'ultimo Sufjan Stevens, si dipana su un delicato sottofondo melodico di archi e ottoni fino a sfociare in un'inattesa, straripante appendice cacofonica; ma le sorprese non finiscono qui, al termine si schiude un grazioso cameo della turnista di origine iraniana Aida Shahghasemi, che si esibisce in un canto plasmato su un ghazal del poeta conterraneo Rami.

Disco da ascoltare in religioso silenzio e con un buon impianto audio che permetta di apprezzare al meglio la sua caratteristica peculiare, che è la magistrale modulazione della dinamica musicale, ovvero la gestione delle intensità sonore e della loro gradazione all'interno dello stesso brano: provare per credere il memorabile crescendo di "The Closing Door" che si apre con un sommesso tappeto di synth e offre una progressione melodica che sfocia in un tripudio di ritmica tribale e strumentazioni dal sapore medio-orientale.
Il lavoro rappresenta l'apice della carriera musicale di Glen Hansard in termini di personalità e coraggio suggellando la perfetta sintesi di un connubio tanto originale quanto efficace: quello tra la tradizione cantautoriale anglofona sempre cara al busker di Dublino e la novità della world music, intesa in senso più ampio come sperimentazione di contaminazioni musicali etniche estranee al repertorio classico occidentale.

(20/04/2019)

  • Tracklist
  1. I'll Be You, Be Me
  2. Don't Settle
  3. Fool's Game
  4. Race To The Bottom
  5. The Closing Door
  6. Brother's Keeper
  7. Mary
  8. Threading Water
  9. Weight Of The World
  10. Who's Gonna Be Your Baby Now
  11. Good Life Of Song
  12. Leave A Light
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