Gonšalo Penas

Ego de espinhos

2019 (Subtext) | elettronica sperimentale

Un primo segnale di cambiamento lo aveva lanciato, lo scorso anno, l’Ep d’esordio del misterioso Xin, primo autentico affondo di Subtext negli scenari allucinati dell’elettronica “hi-tech”. Ma la confluenza dell’etichetta britannica in questa affollata Flatlandia musicale, a ben vedere, altro non è che uno spostamento lungo l’asse di quell’estetica del collasso già alimentata da luminari come Roly Porter, Paul Jebanasam e Fis.
Se questi ultimi rappresentano l’horror vacui di una fuga prospettica inesorabile, le nuove leve si sono dimostrate più affini a un action painting sonoro risultante in accumuli di superficie, come a negare l’illusione tridimensionale originata dalla piattezza di quello che, in fin dei conti, rimane soltanto uno sterminato codice binario.

In questo panorama “Ego de espinhos”, il debutto discografico del portoghese Gonçalo Penas, giunge come un convincente e a lungo auspicato compromesso tra le due polarità. Più di altri il suo approccio è teso a problematizzare il radicale ritorno all’essenza digitale della nuova elettronica, stabilendo un rapporto di costante ibridazione che pone in fruttuoso dialogo la parcellizzazione timbrico-ritmica e un maestoso soundscaping di respiro cosmico.
Non è un caso che Penas definisca questi nove brani come “auto-esorcismi”, introspezioni che afferrano e con violenza respingono all’esterno le aberranti germinazioni dell’animo post-moderno. Lo smembramento delle sorgenti acustiche genera nubi di materia granulare che permeano e alterano il “cantabile” dei sintetizzatori, spesso convogliati nei tonfi e nelle correnti energetiche che gli illustri predecessori hanno derivato dalla possente fisicità della UK bass.

Alle già apprezzabili doti compositive si aggiunge il pregio di un’ammirevole propensione al do-it-yourself, tale per cui tutti gli strumenti utilizzati sono opera artigianale dello stesso Penas, carattere che accentua ulteriormente il modo in cui il giovane autore si è “cucito” addosso la propria marca sonora. Distante miglia dalle trance ottundenti e spersonalizzate di Amnesia Scanner, come l’ultima visione di Tim Hecker anche “Ego de espinhos” conserva un tono interrogativo e a tratti malinconico nei confronti della contemporaneità, mettendo totalmente al nudo l’insanabile contraddizione tra le vastità virtuali a portata di mano e la perdita di contatto con il sé, una “microscopica ipertrofia” che mette a repentaglio il concetto di identità e il nostro rapporto con la realtà.

(11/02/2019)

  • Tracklist
  1. Introdução, umbigo
  2. Espelho meu
  3. A besta / Quanto mais me bates
  4. O baixo na corda bamba
  5. Assobio de um incomodado
  6. Ego de espinhos
  7. Flores de corpo
  8. Tecto falso
  9. A cicatriz
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