Howe Gelb

Gathered

2019 (Fire) | folk, songwriter, late night jazz

Con tutta la simpatia e il rispetto che ispira Howe Gelb, ultimamente ci si è ritrovati spesso a dissertare della discontinua qualità dell’enorme mole di progetti pubblicati negli ultimi anni dal musicista americano: il restauro della sigla Giant Sand, il progetto sotto il moniker di Arizona Amp & Alternator e la produzione solista hanno disorientato il pubblico, mettendo a rischio l’interesse per questo nuovo album.
Non hanno peraltro aiutato le recenti incursioni nel jazz notturno di “Future Standards“ e “Further Standards”, album senz’altro eleganti ma poco incisivi, in parte nostalgici ma privi di quella magia necessaria a trasformare un capriccio in un pregevole deja-vu.

Con “Gathered”, Gelb ritorna a frequentare lidi più familiari, assorbendo le nuance jazz all’interno di uno stile folk da chansonnier, in bilico tra Leonard Cohen e Tom Waits. Senza rinunciare all’apporto del fedele contrabbassista Thøger T. Lund e del batterista Andrew Collberg, il musicista si avvale di un parterre di musicisti più eterogeneo, mettendo a punto un album stimolante e vario.
L’atmosfera è ancora quella dei jazz club notturni, ma le canzoni godono di una maggiore libertà. Il musicista mette a frutto anche la recente collaborazione con gli irlandesi Lost Brothers: a loro affida ben tre brani, nei quali torna a duettare piacevolmente con il suono della chitarra acustica.

Pur tra i consueti alti e bassi, “Gathered” offre più di un motivo d’interesse, a partire dalla bella versione di un brano di Cohen (“A Thousand Kisses Deep”), che con l’aiuto di due chitarristi spagnoli e di M. Ward il musicista trasforma in una struggente e sensuale ballata.
Con la complicità della cantante e attrice francese Anna Karina, Gelb offre un altro piccolo colpo da maestro, grazie alla ballata jazz “Not The End Of The World” che rimette in gioco il già citato Cohen ma anche Chet Baker.
Con lo stesso spirito da crooner affronta la più canonica “My Little World” e una struggente e sofferta ballata pianistica, "Storyteller", che con i suoi 6 minuti e 12 secondi supera in durata tutte le altre tracce.

Difficile stabilire se Howe Gelb sia un artista più schivo che scaltro, certo è che con “Gathered” riesce a confondere abilmente le acque, intonando un classico come “Moon River” al fine di poter duettare con la figlia Talula, ricamando con il suono di un organo a pompa una ballata piacevole ma abbastanza prevedibile ("Flyin' Off The Rails"), e un memorabile folk-blues “All You Need To Know” che sembra sbucare da “Nighthawks At The Diner”.

E’ un'America fortemente iconografica, quella che Howe Gelb mette in musica nel suo ultimo album, quella di cui ci siamo un po’ tutti innamorati vedendo un film di Jim Jarmusch o ascoltando un disco di Tom Waits. Un’America notturna e solitaria, dove il bar è il luogo d’incontro di anime vaganti e leggermente freak. Diversamente dagli ultimi album, però, l’insieme funziona, forse perché nell’atmosfera fumosa del jazz-club è entrata un po’ di polvere e tutto sembra più autentico.

(26/03/2019)



  • Tracklist
  1. On The Fence
  2. A Thousand Kisses Deep
  3. Not The End Of The World
  4. Anna
  5. Give It Up
  6. The Open Road
  7. Moon River
  8. Flyin' Off The Rails
  9. Gathered
  10. All You Need To Know
  11. The Park At Dark
  12. My Little World
  13. Presumptuous
  14. Storyteller
  15. Steadfeast 




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