Jay Glass Dubs

Epitaph

2019 (Bokeh Versions) | avant-dub, illbient

Il dub come punto di partenza, svolgimento e conclusione, in un'esperienza che da esso trae forza e in esso approda nuovamente, portandone forme ed estetica alle estreme conseguenze. Il dub come passione, base irrinunciabile del proprio percorso discografico, elemento fondante a partire dallo stesso moniker, un'autentica dichiarazione d'intenti. Infine, il dub come linguaggio ecumenico, base ritmica e motivo compositivo da distorcere, frammentare e manipolare a proprio piacimento, nel rispetto comunque della natura stessa del sound.
È su queste premesse che Dimitris Papadatos, il compositore e producer dietro la firma Jay Glass Dubs, ha basato il suo intero percorso creativo, una carriera costellata finora da pubblicazioni “minori” ma alquanto avvincenti, attraverso cui reimmaginare una pletora di stili e contesti alla luce delle narcotiche cadenze del sound d'elezione. Il discorso viene portato avanti anche in “Epitaph”, primo album effettivo per il musicista, ennesima dimostrazione di eclettismo e raffinatezza timbrica, che porta la commistione tra Giamaica e resto del mondo a un ulteriore livello di ridefinizione, contribuendo allo sviluppo di un approccio unico a un simile materiale di partenza.

Sempre eversivo e sfuggente, anche laddove pare emergere una maggiore chiarezza nei suoi metodi, Papadatos non esita anche per quest'occasione a intorbidire le acque e adottare strategie oblique, ibridando il suo nucleo di partenza con mille e più stratagemmi diversi. Se echi delle sue fortunate commistioni con la musica greca si ripresentano, per quanto opportunamente stravolti, nell'iniziale “Seikilos & To Console Him” (evidenti i rimandi alla musica religiosa), il discorso prende strade ben più impervie e impensate, affiancandosi con coraggio a torbidi scenari illbient e a intossicanti panorami trip-hop. È una miscela che JGD tratta con l'opportuno senso degli equilibri e con un buon controllo della varietà, evitando di calcare troppo la mano sulla peculiarità delle combinazioni e coordinando l'alternanza tra umori ed estetiche con scafatezza da esperto.

Tutt'altro che il caos scombinato (per quanto affascinante) con cui da molte parti il disco è stato descritto, “Epitaph” è la manifestazione più oscura e perturbante di un sound che non può e non vuole conoscere confini, la definizione di un paradigma che sa adattarsi ai contesti più disparati, mantenendo inalterata la sua specificità iniziale. Le cadenze giamaicane di base, anche quando raggiungono vertiginosi picchi di distorsione e sofisticazione, sono sempre presenti, a fornire il loro tocco narcotico e le loro pulsazioni striscianti ai più vari ambiti d'elezione. Nasce così un pezzo come “A New Model For Emulation”, pensosa riflessione al confine col jazz, con tocchi melodici dal tono addirittura folk, memori del suo avvicinamento al laikó. Se “Laid Down” si cimenta poi con dinamiche sinergie industrial, altrove il discorso prende una piega immediatamente più astratta, tra malsani miasmi e atmosfere sospese, in cui la componente ambient si prende la parte del leone (la conturbante progressione di “Animal Estate”, gli elementi di disturbo e gli accumuli sonici atti a popolare gli spazi claustrofobici di “To My Benefitors”).

C'è da chi questo massimalismo, dal potenziale ricombinante di Papadatos, potrebbe uscire disorientato, quando non proprio sconfitto. Nella compilazione del suo epitaffio, il producer sa come aggirare la trappola di un'eccessiva oppressione e giocare con gli umori, gli elementi vocali, le pause e le alternanze, spingendosi ben oltre un monolitismo in cui si sono imbattuti tanti altri interpreti avant-dub e dintorni. Chiaramente le possibilità di perfezionamento sono ancora molteplici, ciò non toglie che con “Epitaph” Jay Glass Dubs mette in chiaro di essere un nome tutt'altro che da sottovalutare, forte di qualità già da ora ben delineate. Il futuro è tutto da scrivere.

(07/03/2019)

  • Tracklist
  1. Seikilos & To Console Him
  2. Animal Estate
  3. The Evil Empire (ft. Ben Vince)
  4. Interlude I (The Hand That Rocks The Cradle)
  5. A New Model For Emulation
  6. Intro
  7. Laid Down
  8. To My Benefitors
  9. Interlude II (Emergency Blanket)
  10. Reckless
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