John Southworth

Miracle In The Night

2019 (Tin Angel) | chamber-pop, folk, jazz

Non è la prima volta che m’appresto a tessere le lodi di John Southworth, un musicista per il quale il termine cantautore è sempre stato poco esaustivo.
Autore colto e antropologicamente svincolato da una collocazione geografica e stilistica ben definita, canadese di nascita ma più interessato a un linguaggio emotivamente immacolato, John Southworth deve alla sua irrequietudine di fondo la flebile attenzione da parte di pubblico e critica.
Dei suoi dodici album, solo due superano la quota di dieci rating su Rym: un segnale poco confortante, se confrontato con le lodi che vengono elargite ad artisti modesti dal fascino volatile.

L’eleganza di Randy Newman, il tocco da piano bar fumoso del primo Tom Waits e il disincanto di personaggi come Harry Nilsson sono il costante canovaccio sul quale l’autore ricama melodie dal variegato tono cromatico, passando da Bob Dylan agli Xtc con una naturalezza lirica impressionante. Dopo la parentesi pop di “Small Town Water Town“, il musicista rinnova il canzoniere malinconico e decadente di “Niagara”, con una narrativa in bilico tra letteratura e cinematografia.
Non sono canzoni quelle di John Southworth, tutt’al più bozzetti pop frutto di ciniche riflessioni che trovano una loro dimensione adagiandosi nel silenzio della notte.
Anche il canto non è tipicamente un canto: piuttosto si tratta di sussurri, bisbigli, graffi armonici. Una scelta che il musicista ha definito oscurantismo, ovvero un approccio cupo e impervio che rende le canzoni difficile da cantare sotto la doccia o in coro (“Obscurantism”).

Chamber-pop, jazz e folk restano la materia primaria di “Miracle In The Night”, un’opera destinata finalmente a smuovere un po’ le acque e a far conoscere il nome di Southworth fuori dal ristrettissimo cerchio dei fan. Con il sempre prezioso apporto della band The South Seas (che nel frattempo piange la scomparsa del chitarrista Justin Haynes, avvenuta poco dopo le registrazioni), e grazie ad arrangiamenti essenziali dove protagonisti sono piano, basso e organo a pompa, l’album scorre impetuoso, lasciando dietro di sé un flusso poetico di rara bellezza.

Sono meste e tragiche le note introduttive di “Adopt  A Highway”, che con il suo incedere quasi funebre marchia a fuoco l’album, affidando alla title track il compito di scavare ancor più in fondo, gettando nel fuoco dell’imprevedibilità un’intuizione melodica che farebbe la fortuna di molti cantautori e che Southworth sacrifica sull’altare del contrappunto lirico e della trasgressione ritmica.
Quando è il pianoforte a prevalere nell’economia degli arrangiamenti, il richiamo a Randy Newman è ancora più esplicito (“Halfway Up The Mountain”), anche se Southworth non disdegna toni più barocchi e ricchi di contrappunti (“Nocturnal Mailman”, “No Inner Mission”).
E’ una piacevole eccezione il fluire gentile e quasi familiare della romantica “Red Velvet Curtains”, non perché “Miracle In The Night” sia avaro di melodie carezzevoli, anzi è proprio l’enorme potenza armonica di queste undici canzoni a rendere il nuovo capitolo del musicista come il più completo e intenso.
C’è un po’ di vecchia Europa nelle trame di “The Luddite”, ed è pura estasi l’evoluzione a suon di organo e piano di “Pure Song Of The Children”, due composizioni, queste ultime, che insieme al singolo “I Loved My Girl” rappresentano al meglio la vena pop-noir dell’autore.

Con “Miracle In The Night” John Southworth mette a punto l’album più suggestivo e maturo della sua lunga carriera, ed è tempo che il mondo ne apprezzi il formidabile talento.

(21/05/2019)



  • Tracklist
  1. Adopt  A Highway
  2. The Luddite
  3. Pure Song Of The Children
  4. No Inner Mission
  5. Miracle In The Night
  6. Red Velvet Curtains
  7. Obscurantism
  8. Halfway Up The Mountain
  9. Nocturnal Mailman
  10. I Loved My Girl
  11. Just Before Dawn
  12. Cemetery By The Sea (vinyl only)




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