Julia Kent

Temporal

2019 (the leaf label) | modern classical

E’ un’artista attratta dalla fisicità e dall’evanescenza della danza, Julia Kent, violoncellista già membro dei Rasputina, nonché collaboratrice di Antony And The Johnsons dal 2005 al 2009. In verità, quest’attitudine creativa si è consolidata negli ultimi anni, ovvero nel periodo che ha visto la musicista collaborare maggiormente con compagnie teatrali o di danza contemporanea.
Anche se il recente progetto a quattro mani con Jean D.L. , “The Great Lake Swallows”, l’ha vista impegnata in sperimentazioni avantgarde e manipolazioni di field recording abbastanza audaci, nel nuovo disco solista Julia Kent sposta leggermente l’asse strumentale, allineandosi a sonorità più organiche e poco contaminate dall’elettronica.

C’è un palese recupero dell’elemento umano in queste sette nuove tracce, il corpo del ballerino/a diviene oggetto di una trasfigurazione artistica, dove musica e fisicità diventano elemento di redenzione dell’anima, in un processo creativo abbastanza semplice e lineare, che rifugge le asperità di molta musica neoclassica o sperimentale.
I vortici armonici sui quali Julia Kent modella il tutto sono molto essenziali: a volte è una melodia che si ripete all’infinito, spesso è un giro di basso o il suono del violoncello che si ripete senza sosta, elementi che creano un ossessivo beat armonico sul quale si evolvono atmosfere malinconiche e sfuggenti.

E’ un album temerario, “Temporal”, ricco di sfide e soluzioni ardite, tra voci umane abilmente trasfigurate da sonorità ambigue e dolcemente inquietanti (“Conditional Futures”), o percussioni destabilizzate e rielaborate con timbriche aspre e drammatiche, che più di altre riescono a rappresentare la forza del nuovo progetto della violoncellista (“Imbalance”). Ed è una Kent meno austera e più incline alla fragilità melodica, quella che affida al piano le agili note di “Floating City” e a un minimalismo gothic l’interazione delle poche note di piano e violoncello di “Crepuscolo”. Anche se sono i dodici minuti abbondanti di “Last Hour Story” il fulcro espressivo di “Temporal”: un crescendo di suoni di strumenti a corda che fonde l’abilità cinematica di Max Richter con la greve energia del post-rock.

Adorabile, ingegnoso, raffinato e ricco, l’ultimo album di Julia Kent si candida come l’opera più immediata e fruibile dell’artista, ma per il personale zenit creativo forse dovremo attendere ancora un po’. Nel frattempo, “Temporal” aggiunge altre interessanti suggestioni a un percorso creativo che non sembra conoscere pause.

(08/02/2019)



  • Tracklist
  1. Last Hour Story
  2. Imbalance
  3. Conditional Futures
  4. Floating City
  5. Sheared
  6. Through The Window
  7. Crepusculo




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