Kristín Anna

I Must Be The Devil

2019 (Bel-Air Glamour) | songwriter, modern classical

“No one knows where she comes from/ Maybe she's a devil in disguise/ I can tell by looking in her eyes/ Little miss strange”: in maniera decisamente paradossale, sembra riferirsi a questi versi di Jimi Hendrix il titolo del primo album da cantautrice solista di Kristín Anna Valtýsdóttir, che con l’occasione inverte anche i ruoli della storica copertina censurata di “Electric Ladyland”.

Di diabolico, in lei, non c’è assolutamente nulla. Con il suo flebile cantato ha arricchito la compagine islandese Múm per i primi otto anni, mentre in seguito si è dedicata a varie collaborazioni con l’ex-marito Avey Tare e, tra gli altri, con l’artista Ragnar Kjartansson – i più fortunati la ricorderanno con una fisarmonica nell’installazione audiovisiva “The Visitors” – con l’etichetta a cura di quest’ultimo, Bel-Air Glamour, sono già stati pubblicati in solo formato Lp “Howl” (2015) e “Lay Me Down” (2018), prove generali di un lavoro che oggi ambisce (e contiamo che riuscirà) a conquistare il pubblico dell’indie-pop più sofisticato come della modern classical.

I nove brani originali di “I Must Be The Devil” suonano tutti come nenie sussurrate alle porte della notte, un canto di bambina lontanissimo dal fragore della civiltà metropolitana. Un pianoforte dal riverbero gentile, morbide campiture di archi sullo sfondo, parole in inglese che tuttavia si confondono nelle peculiarità fonetiche della pronuncia nordica, accentuando la percezione di una vocalità estranea al mondo reale, diafana e ancestrale come quella di uno spirito boschivo.

Incentrata sul più semplice giro di accordi, il singolo “Forever Love” incarna alla perfezione lo spirito del pianismo contemporaneo, che nelle cellule melodiche elementari ritrova una meraviglia che parla al cuore di tutti. La coda della ballata in tonalità minore “Heartly Matters” divaga con grazia sui tasti del registro basso, controbilanciati da una scala ascendente in quello alto, spiraglio che da ultimo illumina l’intero brano di un colore più caldo e rincuorante.
Il valzer in miniatura di “Star, Child” richiama distintamente la prima Joanna Newsom, al netto di impertinenze ed estrosità che non sembrano appartenere al lessico sonoro islandese. Nell’evanescente “Like The Others”, un fraseggio post-minimalista è avvolto da una fantasmatica polifonia da camera in crescendo, non lontano dalle ultime estatiche immersioni di Lubomyr Melnyk, poi idealmente coronata dalla solitudine astrale di “In The Air”.

Come una carezzevole sonata finale, il lungo congedo “Girl” apre la strada alla quiete delle ore piccole e fa spazio al sogno, del quale Kristín Anna si rende emissaria privilegiata per mezzo di un songwriting che, sulla scorta di un rodaggio ventennale, sembra già racchiudere l’essenza della sua spontanea poetica intimista. Sarà difficile, almeno per quest’anno, incontrare un’altra rivelazione di così quieto e fulgido splendore.

(18/04/2019)

  • Tracklist
  1. The Ocean Wave Rocks My Knee Shells
  2. Forever Love
  3. Heartly Matter
  4. Star, Child
  5. Clay And Vapour
  6. Like The Others
  7. In The Air
  8. Place Of You
  9. Girl


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