Ladytron

Ladytron

2019 (!K7) | synth-pop, electro-pop

Dopo otto anni di attesa e un rinvio (era inizialmente previsto per l'autunno 2018) giunge il nuovo album dei Ladytron, intitolato semplicemente "Ladytron". È un lavoro di genere, curato nelle composizioni e ricercato nella melodia, in linea con quel che ci si potrebbe aspettare dalla formazione britannica.
Abbiamo così un substrato synth-pop dai suoni retrò con hook melodici trascinanti, distorsioni leggermente noisy di sottofondo, atmosfere corpose e un pizzico malinconiche, con enfasi sui bassi. Ma soprattutto, abbiamo un lavoro che rievoca con passione il passato in ogni sua nota, sia nelle soluzioni stilistiche che nella ricerca di un suono appositamente vintage. Il songwriting, inoltre, mostra un approccio più diretto e radiofonico del suo etereo predecessore.

L'album è stato anticipato nel febbraio 2018 dal primo singolo "The Animals" e poi la scorsa estate dalla stupenda "The Island". È quest'ultima soprattutto una canzone che catapulta direttamente negli anni 80, tramite melodie avvolgenti e piene, mentre Marnie sfoggia una fantastica interpretazione vocale tra gorgheggi sognanti e un ritornello dal fascino magnetico. Il testo sembra riferirsi alla Brexit, velando la critica sociale con parole emozionali ed evocative rese quasi oniriche dalle basi sonore. E anche la copertina sembra suggerire un po' di pessimismo a riguardo. Le melodie tradiscono echi dei dischi solisti della cantante, che fanno capolino lungo tutto il lavoro (come nella mesmerizzante ancorché breve "Run").

Ma non sono i soli rimandi in "Ladytron", che si può ritenere un sunto dell'intera carriera del gruppo: ritroviamo i sintetizzatori kraftwerkiani di "604" ("Tower Of Glass", "Far From Home"); la brillantezza - tra electroclash e dance-pop - di "Light & Magic" ("Deadzone", uno dei vertici del disco, e "Paper Highways"); le chitarre distorte da shoegazer e gli umori cupi di "Witching Hour" ("Until The Fire", vicina anche a una certa Goldfrapp, "The Animals"); gli spunti più new wave e rock di "Velocifero" ("Figurine", "You've Changed"); il dream-pop sfumato misto ai bassi oscuri di "Gravity The Seducer" (la penetrante melodia di "The Mountain", la suadente "Tomorrow Is Another Day", la quasi gotica "Horrorscope"). 

La produzione pastosa, affidata a Jim Abbiss, che già aveva caratterizzato "Witching Hour" con i suoi suoni bassi e cupi, purtroppo a volte tende a soffocare la cristallina voce di Marnie nelle tastiere, riprendendosi però negli appassionati duetti con Mira Aroyo. Oltre a ciò, essa rende il suono abbastanza omogeneo, uniformando le varie tendenze espresse nelle canzoni (facendo sembrare di primo acchito che vi sia poca varietà stilistica, ma è una falsa impressione). Proprio per questi motivi l'album risulta fondamentalmente di nicchia, indicatissimo per gli appassionati del synth-pop ottantiano, ma chi cerca produzioni più moderne potrebbe percepirne il suono come plasticoso o antiquato. 

Comunque, la summa proposta con il disco non riserva grosse sorprese, eccetto la presenza di Igor Cavalera dei Sepultura (!) alla batteria, ma a conti fatti non ci sono momenti sottotono, se non in piccoli passaggi isolati. "Ladytron" convince con la sua eleganza melodica e il suo piglio trascinante.

(15/02/2019)

  • Tracklist
  1. Until the Fire
  2. The Island
  3. Tower of Fire
  4. Far From Home
  5. Paper Highways
  6. The Animals
  7. Run
  8. Deadzone
  9. Figurine
  10. You've Changed
  11. Horrorscope
  12. The Mountain
  13. Tomorrow Is Another Day
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