L'Amara

L'Amara

2019 (SPQR) | neofolk

Forse ogni popolo ha il folk che si merita. In ogni caso, quello de L’Amara è un neofolk da osteria costruito sulle rovine di un tempo e di un paese che non c’è più. Dare voce alla sconfitta, a chi forse è mancata solo la fortuna e non certo il coraggio, sembra essere la principale prerogativa di questo supergruppo di dodici elementi che vede la presenza, oltre che di Adriano Vincenti (Macelleria Mobile di Mezzanotte, Cronaca Nera) e Giovanni Leonardi (Siegfried, Carnera, Divisione Sehnsucht), di membri appartenenti a band come Roma Amor (Michele Candela), Calle della Morte (Jonny Bergman), Foresta di Ferro (Marco Deplano), Siegfried (Yari Ugolini, Fabrizio Forghieri) e Teatro Satanico (Devis Granziera). Completano la line-up Vinz Aquarian, Daniele Iannacone, Izzy Op de Beeck e Andrea De Colle (Nomotion). In pratica, il meglio della grey area italiana.

L’omonimo esordio in vinile e cd per SPQR presenta uno sguardo disilluso, ma non per questo domo. Il riferimento cui si pensa immediatamente ascoltando il lavoro è “Aurora”, celebre album degli Ain Soph che nel 1992 diede il via a una sorta di neofolk mediterraneo, un approccio atipico rispetto alla scena inglese rappresentata dalla sacra triade Death In June, Current 93 e Sol Invictus. Anche all’interno de L’Amara non troverete spazio per le rune o per elementi tratti dal folklore nordico. Ciò che vi aspetta è il caldo della spietata e crudele periferia italiana, dove la vita è dura e si mastica amaro cercando di arrivare a fine di giornata. È emblematica “L’amara vita”, una struggente ballata folk che ci narra di malavita e di giorni spesi male, persi tra addii e confessioni affogate nel vino rosso.
La successiva “Traditrice” recitata dalla nera voce di Vincenti ci trasporta in un folk noir dal retrogusto post-industrial che ricorda un po’ i Macelleria Mobile di Mezzanotte ‎di “Black Lake Confidence”.

Altro riferimento fondamentale per la band è Foresta di Ferro, celebre progetto di Marco Deplano, originariamente assieme al compianto John Murphy (Spk, Death In June) e a Richard Leviathan degli Ostara (“Bury Me Standing” del 2003 è un capolavoro del genere e merita di essere riascoltato). Nel disco troverete un’ottima cover dei Foresta di Ferro, qui cantata dallo stesso Deplano. “Senza amori né eroi” era apparsa in origine in uno split Ep con i Nový Svět, intitolato “Bulli e pupe”. La canzone è subito diventata un inno per tutti quelli “fedeli a nessuna verità”, nati e cresciuti sulla strada.
“La puttana”, di cui esiste anche un video, ci parla schiettamente di un’Italia ormai perduta che ha lasciato il cuore sulle trincee del Carso. Anche qui, davanti a un bicchiere, tornano i ricordi di un mondo perduto, un luogo dove contavano soltanto le Azioni, quelle con la A maiuscola. Il reducismo folk dei Nostri qui viene ben interpretato dalla voce di Giovanni "Leo" Leonardi che tornerà poi nel romantico e triste finale di “Calda e feroce” chiudendo il cerchio.

Si cambia registro con l’inquietante cabaret oscuro di “Villa Amara”, brano dedicato a quella dimora alle pendici dell’Etna dove Pier Paolo Pasolini girò qualche scena di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Non è un caso che nel brano si utilizzi un campionamento tratto proprio dal film in questione.
Molto valida è anche la breve traccia “Luce e ferro” realizzata da Iannacone. Anche qui si rinsalda lo spirito indomito del folk italico messo in campo da band come Ain Soph, Foresta di Ferro e Varunna.

In sintesi, L’Amara raccoglie quanto di meglio abbia da offrire la scena neofolk italiana: un album perfettamente a fuoco che traccia un solco profondo mostrando come nel paese sia possibile ancora mantenere un approccio anticonformista e disallineato, senza compromessi e senza stelle a cui votarsi. Non è detto che anche altrove in Europa non brucino le stesse braci, tanto che L’Amara sembra evocare sentimenti comuni agli sconfitti del continente europeo. Si ascolti, ad esempio, anche "Le Ceneri di Heliodoro", album del lussemburghese Rome che descrive lo stesso scenario di crisi, seppure da un’altra prospettiva.
Impreziosisce il tutto il mastering di Yvan Battaglia e l’artwork di Simone “Dinamo Innesco Rivoluzione” Poletti.

(14/05/2019)



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