Local Natives

Violet Street

2019 (Loma Vista) | indie-pop

Sempre più interessato alla forma, alle sofisticazioni più moderne mediante cui declinare la propria attitudine pop, più che a semplicità e concisione, il quintetto losangelino non è mai riuscito a mantenere le promesse fatte con l'interessante esordio "Gorilla Manor", uscito da ormai dieci anni. Nonostante il declino qualitativo progressivo, grazie a produttori scelti sempre con molta cura e a contatti discografici che hanno permesso loro di collezionare tour di supporto che contano (i National) e conservare una posizione (seppure nelle righe meno appetitose) nei cartelloni dei festival più rilevanti, i Local Natives sono riusciti a non scomparire. Ad ascoltare questo loro quarto disco, "Violet Street", viene da pensare che non sia stato un male.

La mugolante "Vogue" apre un continuum musicale lungo dieci brani sinuoso e ammiccante. Le soluzioni sperimentate e i cambi repentini di ritmo e suono sono al solito frequenti, ma non sembrano come in passato inutili vezzi, bensì funzionali alla narrazione e all'evoluzione dei brani. "When Am I Gonna Lose You" e "Gulf Shores" sono due pop song estive sofisticate e contagiose. Laddove la prima, al netto di un ritornello riuscito, può sembrare un appiattimento dei canoni del R&B più moderno; la seconda, alternando gioiose esplosioni di synth a coretti femminili in lontananza, sembra voler ricordare serate agostane trascorse in una lieta località marittima. Sono simili le sensazioni ispirate dalla più vaporosa e rilassata "Cafè Amarillo". Spigolosa e funk, "Megaton Mile" suona come potrebbero suonare i Foals abbandonandosi al pop più sfacciato.

Micidiale un po' ovunque il lavoro del bassista Nik Ewing, che con i suoi groove schioccanti e ben in vista è cuore pulsante e principale attrazione sonora del disco. Travolgente quando fa da propellente ritmico alla banda jazz che anima il pop stradaiolo di "Shy".
Più vicino al nerbo dell'esordio "Gorilla Manor" che ai più distesi e vacuamente sperimentali "Hummingbird" e "Sunlit Youth", "Violet Street" mostra dei Local Natives finalmente rilassati e dunque nuovamente capaci di scrivere canzoni immediate e interessanti. Certo, l'elegiaca "Garden Of Elysian" fa venire un po' il latte alle ginocchia, ma la prendiamo come il prezzo da pagare per la carica di energia che accendono, dove più, dove meno, le restanti canzoni.

(03/05/2019)

  • Tracklist
  1. Vogue
  2. When Am I Gonna Lose You
  3. Café Amarillo
  4. Munich II
  5. Megaton Mile
  6. Someday Now
  7. Shy
  8. Garden of Elysian
  9. Gulf Shores
  10. Tap Dancer


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