Lost Under Heaven

Love Hates What You Become

2019 (Mute) | art-pop

Prodotto da Haxan Cloak l’esordio dei Lost Under Heaven, che tre anni or sono preferivano l’acronimo LUH, fu una gran bella sorpresa. Il disco non solo sugellava il sodalizio artistico tra Ellery Roberts (ex-Wu Lyf) e la visual artist olandese Ebony Hoorn, ma immortalava con i suoi romantici saliscendi musicali e con quell’abbraccio fuso in copertina la loro nascente storia d’amore. Un sentimento impetuoso che elettrizzava ciascuno dei dodici brani, sovente giocati sull’intersecarsi quasi sessuale delle linee vocali di Ellery e Ebony. Gutturale e torturata quella di lui, potente e liscia quella di lei.

L’amore è centrale anche in questo nuovo “Love Hates What You Become”, ma al fuoco che bruciava in “Spiritual Songs For Lovers To Sing” è subentrata una visione del sentimento più controllata e aperta a riflessioni, talvolta amare. Come quella sull’amore stesso, che da solo non basta a lenire ogni dolore e sanare ogni ferita, che è piuttosto reciproca condivisione e accettazione di fantasmi e fisime. E così, nonostante un inizio sovraeccitato intitolato “Come”, quello che ci troviamo tra le mani è un sophomore più crudo e cupo di quanto ci aspettassimo, anche dal punto vista musicale.
Il versatile John Congleton (producer con un curriculum vitae che va dai Black Angels ai Sigur Ros passando per John Grant) ha optato per arrangiamenti meno pomposi di quelli scelti da Haxan Cloak, senza però intaccare il potenziale drammatico delle due vocalità. Al contrario, talvolta arrangiamenti più scarni (“Bunny’s Blues” o la stessa “Love Hates What You Become”, entrambe ballad chitarristiche dal sapore 90’s) finiscono col risaltare il piglio epico dei due. Specie di Roberts, che non manca di sgolarsi e agitarsi come fosse posseduto.

Un pianoforte picchiettato alla Bad Seeds e una chitarra arrugginita ci calano in scenari da saloon per “Savage Messiah”, l’episodio più ruvido della partita. Le più eteree “The Breath Of Light” e “Most High”, quest’ultima inondata da organi celestiali, sono episodi più vicini ai toni dell’esordio, così come la conclusiva “For The Wild” (accompagnata da un cinematografico video su un predicatore fallito) ricorda vagamente l’europop di “$oro”. Non fosse per questi momenti un po’ fotocopia, buttati lì quasi per ritenere i fan della prima ora (ma comunque piacevoli), il risultato finale sarebbe stato migliore, o perlomeno più audace.

(23/01/2019)

  • Tracklist
  1. Come
  2. Bunny's Blues
  3. The Breath of Light
  4. Most High
  5. Black Sun Rising
  6. Love Hates What You Become
  7. Serenity Says
  8. Savage Messiah
  9. Post-Millennial Tension
  10. For the Wild


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