Lucy Rose

No Words Left

2019 (Arts & Crafts) | songwriter, chamber-folk

Non saranno più rimaste parole, a giudicare il titolo prescelto per il suo quarto album, eppure Lucy Rose ne ha tante da pronunciare, taglienti come lame appena affilate. Sono parole semplici, che non si nascondono dietro elaborate figure retoriche, possiedono però la forza di un'onestà bruciante, di un dolore troppo importante per rimanere confinato a lungo. Realizzato in un periodo di profonda crisi personale della cantautrice, “No More Words” è uno straziante rituale di auto-esorcismo, l'ultima di infinite sessioni di terapia in musica tese a tirare fuori le insicurezze, i dubbi e i rodimenti interiori, la confusione di una libertà ottenuta a carissimo prezzo: un'operazione di scavo, che rappresenta il propellente di un album capace di oscurare tutta la discografia precedente della musicista. Ennesima dimostrazione di quanto i tormenti personali siano un carburante privilegiato per la creazione artistica, la nuova raccolta dell'autrice britannica porta alle estreme conseguenze la spoliazione folk già avviata con “Something's Changing”, alla luce di una classicità di tratto che qui diventa esaltazione, di scrittura in primis, anche e soprattutto di composizione, per un progetto tanto minimale quanto densissimo di spunti. Per quanto tormentato, il nuovo profilo di Lucy Rose possiede un fascino che incatena.
And I'm afraid and I'm scared and I'm terrified       
That these things won't ever change       
For all of my life
Sta in questi tre versi di “Treat Me Like A Woman”, disarmanti nel loro raggelante crescendo di terrore, il nucleo lirico del disco, il sentimento più profondo che ne permea i trentacinque minuti. In una malinconia che pare non dover conoscere termine, raccontata con un'asciuttezza priva di appigli pietistici, Lucy Rose imbastisce un altare alla propria sofferenza, scaglionato in undici episodi senza tempo e collocazione, che non esitano ad ammantarsi di una finissima aura classica.
Dismesso pressoché ogni contributo ritmico, l'inquadramento sonoro di “No More Words” passa per una dimensione prettamente cameristica, in cui la pregnanza di melodie e parole (talvolta anche la loro assenza, vedasi l'inesorabile climax vocale della prima parte della title track) viaggia attraverso scheletrici commenti di chitarra, accenni di pianoforte e sottili spunti di archi. Tanto basta, per supportare la visione ferma dell'autrice, che la sfrutta in tutta la sua greve bellezza, tra meste ballate dal tocco antico (le cadenze jazzy di “Solo(w)”, memori del taglio cross-genere di Josienne Clarke e Ben Walker), spoglie progressioni blues (“The Confines Of This World”), spigolose accelerazioni acustiche (le ruvide plettrate di “What Does It Take”), in un continuo avvicendarsi di motivi e suggestioni.

Immortalatasi nell'autunno di una vita, che fortunatamente è approdata da allora a un grado di maggiore serenità, Lucy Rose intercetta un momento di sostanziale fervore creativo, più che atteso dopo anni di tentativi a metà e freni a mano, su un talento intravisto soltanto in tralice. Al netto dei cliché, scavare nelle ferite del proprio io è operazione tutt'altro che banale.

(29/05/2019)

  • Tracklist
  1. Conversation
  2. No Words Left, Pt. 1
  3. Solo(w)
  4. Treat Me Like A Woman
  5. The Confines Of This World
  6. Just A Moment
  7. Nobody Comes Round Here
  8. What Does It Take
  9. Save Me From Your Kindness
  10. Pt. 2
  11. Song After Song






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