Markus Stockhausen & Alireza Mortazavi

Hamdelaneh - Intimate Dialogues

2019 (Dark Companion) | avantgarde, modern classical

Non è semplice immaginare cosa potrebbe voler dire portare il nome di Stockhausen per un musicista nel ventunesimo secolo, il nome di un genio tanto visionario da aver visto il nuovo secolo almeno quarant'anni prima dei suoi colleghi di Conservatorio. Il figlio di Karlheinz, il trombettista Markus Stockhausen, bambino prodigio attivo fin da giovanissimo nel campo della musica, sia col padre che in altre collaborazioni, non si è certamente fatto schiacciare da un nome tanto ingombrante ma è stato autore di una carriera tanto importante quanto diversa da quella paterna. Ed è grazie al miracolo (l’ennesimo direi) della piccola etichetta italiana Dark Companion, che oggi è possibile ascoltare questa piccola perla dell’avanguardia contemporanea di Markus Stockhausen in collaborazione col musicista iraniano Alireza Mortazavi, uno dei più interessanti e rinomati compositori del Medio Oriente, in particolare specializzato nello studio del santur, un antichissimo strumento iraniano, suonato con due bacchette che percuotono le corde di metallo.

“Hamdelaneh - Intimate Dialogues” è un viaggio tra jazz e minimalismo, tra avanguardia e tentativi di entrare in empatia assolta con l’ascoltatore, tra modernità e antichità (il dualismo tra la tromba e il santur, strumento che ha circa 800 anni) e tra Occidente e Oriente. Un dialogo continuamente duale, figlio di due mondi che si compenetrano nel modo più profondo possibile, in un esperimento che - come ci dice Stockhausen - si conferma l’esistenza di una “fratellanza universale” che riesce a superare ogni barriera politica, religiosa ed etnica, concetto che si esprime chiaramente nei diciotto minuti di “Love Without Boundaries”, ricco di variazioni e improvvisazioni che testimoniano la capacità evocativa dei due musicisti. “Dance Of Life” parte con una struttura legata alla musica indiana, ma la tromba di Stockhausen crea lo stacco per inserire l’elemento occidentale.

Nei quattordici minuti di “Resonance” il dialogo diventa più intimo e silente, dando l’idea di legarsi al classico della musica ambient “The Pavilion Of Dreams” di Harold Budd. Se prima il concetto di minimalismo stava nelle ripetizioni, qui invece sono le note a ridursi al minimo, raggiungendo - via via che il brano procede - un’atmosfera straziante e commovente. In “Ensoundment” l’inizio del santur di Alireza Mortazavi sembra raggiungere la grandezza di una sonata classica (il santur può un effetti considerarsi come un antenato del pianoforte moderno), per poi dare l’avvio a inseguimenti di note che la corposità della tromba di Stockhausen sembra placare, come a coniugare in modo sempre più indissolubile jazz e Oriente.

(11/04/2019)



  • Tracklist
  1. Love Without Boundaries
  2. Dance Of Life
  3. Resonance
  4. Ensoundment


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