Martina Lussi

Diffusion Is A Force

2019 (Latency) | elettronica sperimentale

Gran parte della nuova “scuola” elettronica – ma più specificamente quella degli ultimissimi anni – appare influenzata e preoccupata dal caos, esteriore o “nominale” che sia. Fare i conti con la disgregazione delle risorse e delle relazioni umane risulta pressoché inevitabile, trattando di un settore musicale che fa quasi esclusivamente utilizzo delle stesse tecnologie che oggi connettono la nostra esistenza e lo mantengono in un precario equilibrio, come poderosi tiranti di proporzioni globali.

C'è chi affronta il disordine ad armi pari, alimentandolo con accumulazione sonore che finiscono per causarne il collasso. E chi invece, provenendo dal versante “ponderato” dell’ambient music, decide di provare a fare ordine, conscio dell'impossibilità di una risoluzione che non sia circoscritta alla sola creazione artistica, veicolo espressivo di una realtà sovrastante e incontenibile.
Sulle prime, dunque, può giustamente destabilizzare la virata compositiva della giovane sound artist svizzera Martina Lussi, affacciatasi sulla scena poco più di un anno fa con la preziosa raccolta di installazioni immaginarie “Selected Ambient” (Hallow Ground, 2017). Ma non si può nemmeno fare l’errore di considerarlo un banale tentativo di allineamento o addirittura omologazione all’estetica predominante della corrente “hi-tech”: edito dalla label francese Latency, – nel cui catalogo figurano già Laurel Halo, Yves De Mey e Andrea Belfi – l’esiguo insieme di composizioni raccolte in “Diffusion Is A Force” conserva un tratto personale ben riconoscibile e una posatezza decisamente rara al di fuori della musica d’atmosfera.

L’approccio di Lussi al sintetizzatore elude i facili espedienti dell’imperante “effetto nostalgia” di tanti coevi revival, declinandone le oscillazioni in simulacri di strumenti acustici (archi, percussioni etniche, arpe e anche voci femminili), repliche artificiose di musiche “altre” che si manifestano in frammenti ossessivi ma provvisori, come involontarie epifanie che si sovrappongono al reale. È quest’ultimo, di fatto, a divenire un elemento interstiziale: scarpe cigolanti su un lucido campo sportivo, passeggiate su marciapiedi affollati, cori da stadio, un rombo di corse automobilistiche affiorano a stento dalla cangiante superficie sonora, creando uno straniamento dal quale sono essi a risultare fuori contesto anziché le eterogenee e disorientanti trame elettroniche.
Un mondo rovesciato, insomma: e lo stesso si direbbe dell’album, dato che si conclude con un “Opening” dove lo sgargiante ingresso delle tastiere e il ritorno a singhiozzo di un ritmo dance anni 90 non fa che rafforzare l’immagine chimerica di un sistema valoriale fuor di sesto, un’anti-narrazione che sino all’ultimo esige la sospensione dell’incredulità al fine di acquisire una seppur labile ragione complessiva.

Al di là del concept estremamente attuale e dell’intrigante discontinuità dell’ascolto, appare difficile, se non impossibile, stabilire un contatto emotivo coi brani intrinsecamenti irrisolti di “Diffusion Is A Force”, sperimentali in quanto sembrano ricercare non soltanto nuove forme espressive ma, ancor prima, lo sfuggente sentimento che le avrebbe generate. Martina Lussi sembra già da ora intenzionata a muovere i suoi passi in territori inesplorati e altamente instabili, scelta che se da un lato non offre alcuna garanzia sugli esiti, dall’altro apre la strada a quelle innovazioni stilistiche di cui la musica contemporanea (elettronica e non) ha sempre una disperata necessità.

(12/02/2019)

  • Tracklist
  1. Black Opium
  2. Care
  3. Higher Energy
  4. Expectation Or Obsession
  5. Interlude
  6. Classic Intense
  7. Anarchy For Her
  8. Movement In Mono (Stereomix)
  9. Opening
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Recensioni

MARTINA LUSSI

Selected Ambient

(2017 - Hallow Ground)
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