Mountain Goats

In League With Dragons

2019 (Merge) | songwriter, alt-rock

Vedi alla voce "dragon noir": si è inventato persino un genere su misura, John Darnielle, per presentare il nuovo "In League With Dragons". Qualcosa a metà strada tra l'immaginario fantasy e la letteratura hardboiled, in perfetto stile Mountain Goats.
Tutto è nato dall'idea - quantomeno ambiziosa (e terribilmente fuori moda...) - di scrivere una vera e propria opera rock, una sorta di epopea dedicata alle vicissitudini di una terra sotto assedio governata da un mago benevolo. Ma le canzoni dei Mountain Goats, si sa, sono fatte più per evocare suggestioni che non per seguire una narrazione lineare. Così, strane allucinazioni noir hanno cominciato a infiltrarsi nei pensieri di Darnielle, sulla scia di certe pagine di Leonardo Sciascia e Ross MacDonald: "Mentre pensavo al mio mago, alla sua salute precaria, all'invasione dal mare che quasi certamente avrebbe spazzato via metà del suo popolo, ho cominciato a chiedermi come avrebbe potuto apparire una persona del genere nel mondo reale". E l'album, inevitabilmente, ha finito per prendere una direzione molto diversa.

Non deve trarre inganno, allora, la scelta di ambientare il lancio del disco nientemeno che nella sede della casa editrice di "Dungeons & Dragons" e "Magic: The Gathering": nonostante tutto, il nuovo capitolo della saga dei Mountain Goats non è un concept fantasy. Le vesti del Dungeon Master, però, calzano a pennello a Darnielle, che fa da guida attraverso la mappa del suo personale gioco di ruolo, dove le coste dell'immaginario regno di Riversend vanno a confondersi con la penombra di un casinò dell'Iowa.
"In League With Dragons" è la seconda prova in formato quartetto per i Mountain Goats, ma rispetto al precedente "Goths" si capisce subito che le cose sono decisamente più a fuoco. Merito del fatto che, per la prima volta, anche un maniaco del controllo come Darnielle ha accettato di lasciare più spazio a un produttore esterno. Non uno qualsiasi, ovviamente, ma una vecchia conoscenza del gruppo come Owen Pallett, che ha portato con sé direttamente da Toronto un pugno di fedelissimi collaboratori (Thom Gill, Johnny Spence e Bram Gielen).

Il risultato offre ai Mountain Goats un suono più plastico e rotondo che mai, pur senza snaturarne la personalità. Emblematico l'ascolto di un brano come "Younger": l'incalzare agrodolce della chitarra è puro Darnielle vecchio stile, ma ora è la palpitante sezione ritmica targata Hughes/Wurster a conquistare il centro della scena. E una canzone che un tempo si sarebbe esaurita in una sfuriata per voce e chitarra di un paio di minuti adesso si dipana per quasi sei, fino all'assolo di sax finale di Matt Douglas.
La voce di Darnielle si arricchisce di sfumature, spaziando come negli ultimi album attraverso una girandola di generi: dall'indie-rock nervoso di "Cadaver Sniffing Dog" all'alt-country di "Waylon Jennings Live!" e della title track, dal groove di "Doc Gooden" al pianoforte di "Possum By Night", dal folk fiabesco di "Clemency For The Wizard King" fino a quello che Darnielle stesso si spinge a definire "un pastiche in stile Spandau Ballet" ("Sicilian Crest").

Il drago del titolo, quello che campeggia anche sulla copertina dell'album, non è ovviamente una semplice creatura mitologica: "Adoro i draghi verdi dalle squame coriacee", confessa Darnielle, "ma un drago è anche la metafora di qualcosa a cui ti opponi o di qualcosa con cui arrivi a riconciliarti e ad arruolare in tuo aiuto". Un alleato prezioso in quel continuo assedio che è la vita, mentre il passare del tempo consuma sempre più i nostri poteri magici.
Proprio il tempo è il tema portante di "In League With Dragons". Il tempo che ci trasforma, il tempo che ci indebolisce. Non a caso, è su una galleria di figure in declino che si concentra l'attenzione di Darnielle: Ozzy Osbourne in un Holiday Inn a fare i conti con i suoi polmoni e il suo fegato malandati ("Passaic 1975"), il lanciatore di baseball Doc Gooden che cerca di rientrare in campo dopo avere bruciato la sua carriera in alcol e cocaina ("Doc Gooden"). Che cosa ci spinge a resistere all'apparente ineluttabilità della decadenza?

Se ci guardiamo allo specchio, sono le cicatrici che la vita ci ha scavato addosso a dire davvero chi siamo. Ma possiamo capirlo solo quando hanno smesso di sanguinare: "Let the crust form on my skin in the sun/ When I get done", canta Darnielle in "Done Bleeding". Le note del piano accarezzano la melodia, archi e tastiere accentuano l'enfasi, con lo spirito indomito delle più classiche ballate dei Mountain Goats. "È di questo che parla la tragedia greca, dell'impossibilità di comprendere la situazione in cui ti trovi finché non ne sei uscito. È la natura dell'esperienza: devi attraversare il fuoco per poterlo descrivere".
Ecco allora il falò purificatore di "Going Invisible 2" spiegarsi con la solennità di un inno: "I'm gonna burn it all down today/ Down today, okay/ I'm gonna burn it all down today/ And sweep all the ashes away". Bruciamo tutto quello che è stato eroso dal vaglio impietoso dell'esistenza, spargiamo al vento le ceneri di quei fardelli del passato che ci portiamo inutilmente sulle spalle. E teniamoci stretto solo ciò che è in grado di reggere l'urto del tempo.

(09/05/2019)

  • Tracklist
  1. Done Bleeding
  2. Younger
  3. Passaic 1975
  4. Clemency For The Wizard King
  5. Possum By Night
  6. In League With Dragons
  7. Doc Gooden
  8. Going Invisible 2
  9. Waylon Jennings Live!
  10. Cadaver Sniffing Dog
  11. An Antidote For Strychnine
  12. Sicilian Crest




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